Il blog del mulo

Bambole russe (Cédric Klapisch, 2005)

Regia di Cédric Klapisch. Con Romain Duris, Cécile de France, Audrey Tautou, Kelly Reilly, Kevin Bishop, Aïssa Mäiga, Lucy Gordon, Frédérique Bel, Irene Montalà, Gary Love, Martine Demaret, Pierre Cassignard, Olivier Saladin, Pierre Gerald, Zinedine Soualem, Helene Medigue, Julien Gueris, Jake Canuso, Agathe Robilliard, Laura Weissbecker, Catherine Lebegue, Lannick Gautry, Florence D’Azemar, Fatiha Cheriguene, Igor Gusev, Yelena Solovyova, Nicholas Day, Carole Franck, Federico D’Anna, Julie Durand, Bernard Haller, Cédric Klapisch, Amanda Boxer, Julien Hans Di Capua, Christian Pagh, Cristina Brondo, Barnaby Metschurat, Robert Plagnol, Nicolas Briançon

Titolo originale: Les poupées russes. Genere Commedia – Francia, Gran Bretagna, 2005, durata 125 minuti

Un film che sta in piedi da solo e che addirittura supera il peoprio predecessore grazie a fluidità e sensibilità
fuori dal comune

Cinque anni sono trascorsi dagli eventi de L’Appartamento Spagnolo: Xavier, ora trentenne, ha coronato il sogno di vivere facendo lo scrittore, ma è spesso costretto a barcamenarsi tra frustranti e poco redditizi lavoretti di giornalismo spicciolo. Come se non bastasse, la sua vita sentimentale continua ad essere il solito caos, in un ingombrante groviglio di passato e presente. Parigi, Londra, S.Pietroburgo: queste le città che scandiranno le confuse tappe degli incontri/scontri tra Xavier e i suoi ex-coinquilini, dove la continua ricerca di se stessi e dell’amore saranno filo conduttore del compiersi dei vari destini.
Dopo la degna celebrazione del fenomeno erasmus, componente di indiscutibile incisività per le ultime generazioni di studenti, Klapisch allarga (o restringe) il tiro, e passa dalla confusione totalizzante dell’adolescenza a quella sentimentale della prima età adulta. L’amore visto come ricerca di se stessi è il tema centrale di un’opera che usa il relativismo come specchio, operando una cinica decostruzione delle ragioni del sentimento per poi tornare inevitabilmente al punto di partenza: crescere è possibile, cambiare è tutto un altro discorso.
Forte di una sceneggiatura spumeggiante e di una regia gradevole, ben ritmata e avida di trovate efficaci, Bambole Russe è un film che sta in piedi da solo, e che addirittura supera il proprio predecessore grazie a fluidità e sensibilità narrativa fuori dal comune. A riportarci con i piedi per terra, un visibile auto-innamoramento verso le proprie doti dialettiche e narrative, che rischia talvolta di sfociare in crono-manierismo, ed il festoso ritrovo finale, quasi a voler assicurare legittimità al titolo di ‘sequel’.

Recensione di Giovanni Idili: https://www.mymovies.it/film/2005/bambole-russe/

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