Il blog del mulo

Bella di giorno (Luis Buñuel, 1967)

Regia di Luis Buñuel. Con Catherine Deneuve, Jean Sorel, Michel Piccoli, Geneviève Page, Pierre Clémenti, Francisco Rabal, Françoise Fabian, Georges Marchal, Macha Meril, Marguerite Muni, Maria Latour, Francis Blanche, Marcel Charvey, Marc Eyraud, François Maistre, Bernard Musson, Brigitte Parmentier, Pierre Marcay, Bernard Fresson, Iska Khan, D. De Roseville, Michel Charrel, Dominique Dandrieux, Adélaïde Blasquez

Titolo originale: Belle de jour. Genere Drammatico, – Francia, Italia, 1967, durata 120 minuti

Il continuo intersecarsi e sovrapporsi di resltà e sogno

Séverine, moglie del medico Pierre, in seguito a quanto accadutole nell’infanzia, respinge le attenzioni del marito. Solo nella fantasia del sogno riesce a concedersi al desiderio. Un amico di Pierre, Husson, le dà l’indirizzo di un bordello la cui tenutaria si fa chiamare Madame Anaïs. Séverine diviene così una prostituta disponibile solo dalle 14 alle 17. Attrae l’interesse di molti clienti fra i quali spicca il giovane gangster Marcel il quale la vorrebbe per sé in via del tutto esclusiva anche quando viene a sapere che è sposata.
Alla base di questo film c’è il romanzo omonimo di Joseph Kassel a proposito del quale Buñuel affermerà: “Il soggetto non mi piace per niente. L’ho accettato per riuscire a fare una cosa che mi piacesse da un’altra che non mi piaceva affatto.”
Impresa riuscita verrebbe da dire a posteriori anche se le difficoltà non furono poche. Il regista pretese di avere il totale controllo sul film ma il contrasto con i produttori si protrasse nel corso della lavorazione. Ci pensò poi la censura a tagliare una scena in cui, prima di entrare nel castello in cui l’ha invitata il duca necrofilo, Séverine partecipa a una messa in una cappella privata in cui domina “La Crocefissione” di Matthias Grünewald, opera che aveva profondamente impressionato il regista. Ci si metterà poi anche il Festival di Cannes che rifiuterà il film “per insufficienza artistica” lasciando a Venezia l’onere della presentazione e l’onore dell’attribuzione del Leone d’Oro.
Lo scandalo che il film suscitò al momento della sua uscita può essere visto oggi con più che ampio distacco consentendo invece di porre in rilievo ciò che di fatto allo spirito provocatore di Buñuel interessava maggiormente: il continuo intersecarsi e sovrapporsi di realtà e sogno nel suo terzo film a colori il cui utilizzo lo soddisfa finalmente appieno. La ‘frigida’ Séverine tenta di risolvere i suoi conflitti interiori a proposito della sessualità sfuggendo alla realtà per rifugiarsi in un appagante mondo della fantasia.

Recensione di Giancarlo Zappoli: https://www.mymovies.it/film/1967/belladigiorno/

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