Il blog del mulo

Charlot (Richard Attenborough, 1992)

Regia di Richard Attenborough. Con Robert Downey Jr., Geraldine Chaplin, Dan Aykroyd, James Woods, Anthony Hopkins, Kevin Kline, Paul Rhys, Moira Kelly, Penelope Ann Miller, Marisa Tomei, Diane Lane, Maria Pitillo, John Thaw

Titolo originale Chaplin. Biografico, durata 140 min. – Gran Bretagna 1992

Il fantomatico editore (è solo fantasia) Anthony Hopkins discute il passato di Chaplin con lo stesso artista, che nel 1963 ha quasi ultimato la sua autobiografia. Ecco dunque la Londra del 1894 che vede Charly cinquenne trarre dai guai la mamma cantando una canzone davanti a un pubblico volgare e crudele. Il resto è mitologia dei film e della vita del più grande uomo di cinema di ogni tempo. Il teatro leggero, la chiamata a Hollywood da parte del produttore regista Mack Sennett, le prime comiche e poi i film. Alle mogli bambine e alle amanti è dedicato il giusto spazio. Il film procede a capitoli secondo appunto le donne e le grandi opere, che vengono motivate: Il monello, La febbre dell’oro, Luci della città, Tempi moderni, Il grande dittatore, Luci della ribalta. Dopo averlo maltrattato e addirittura espulso nell’ambito delle famose “attività antiamericane” e della paura del comunismo, nel 1972 l’America rimediò in parte attribuendo a Chaplin un Oscar alla carriera. Nel finale il grande vecchio è sulla sedia a rotelle, nel buio, mentre vengono proiettate sequenze dei suoi capolavori. L’ultimo spezzone è quello di Charlot che abbraccia e bacia il “monello”. Chaplin piange nel buio mentre la platea applaude commossa. Come al solito Attenborough è piatto e sufficiente. Quando si hanno a disposizione alcune decine di miliardi e una storia come quella di Chaplin è davvero difficile fare un brutto film. Ma il profilo è sempre uniforme e mai alto. Tutto è a puntino, la scenografia va bene, tutto va benino ma… avremmo voluto un Alan Parker. C’è una situazione che dimostra questo concetto quasi matematicamente. Siamo nel momento in cui Charly “incontra” la sua bombetta e il bastoncino che sono addirittura animati (buona l’idea). Chaplin diventa Charlot. Sennett sta girando uno dei due filmetti: un gruppo di persone posa per una foto ricordo di un matrimonio. Improvvisamente Charlot irrompe, spinge lo sposo, evita un calcio, ne dà un altro, gira intorno, fa due capriole, travolge e stravolge tutto. Sennett lascia correre la scena; ha capito chi si trova davanti. Ecco, in quel momento, quando il film prende i ritmi di Chaplin si capisce la differenza fra il genio e il ricco mestierante. Le regole di Charlot hanno letteralmente escluso quelle di Attenborough. Quando finisce la scena finisce anche la magia, torna tutto sufficiente. Altre due considerazioni: Robert Downey è un buon acrobata ma deve ancora molto recitare. Infine il vecchio Chaplin. Viene mostrato mentre accoglie tutte le obiezioni dell’editore e pazientemente si giustifica. Davvero non crediamo che il grande, viziato vegliardo fosse così morbido e disponibile con chi voleva discutere le sue idee.

Recensione: https://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=5081

2 replies to “Charlot (Richard Attenborough, 1992)

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