Il blog del mulo

Cinquanta sfumature di rosso (James Foley, 2018)

Regia di James Foley. Con Dakota Johnson, Jamie Dornan, Eric Johnson, Eloise Mumford, Rita Ora, Luke Grimes, Victor Rasuk, Max Martini, Callum Keith Rennie, Bruce Altman, Arielle Kebbel, Robinne Lee, Brant Daugherty, Kim Basinger, Marcia Gay Harden, Tyler Hoechlin, Michelle Harrison (II), Fay Masterson

Titolo originale: Fifty Shades Freed. Genere Drammatico – USA, 2018, durata 101 minuti

La controversa saga nata da una fanfiction e assurta a fenomeno social si conclude tra molte conferme e qualche colpo di coda

Anastasia e il suo principe, Christian Grey, convolano a nozze, e in un attimo, con un colpo di bacchetta, i discorsi tra loro si adeguano alla nuova situazione: lui non ha piacere che lei prenda il sole in topless, inoltre preferirebbe che cambiasse il suo cognome nell’indirizzo email del lavoro, da Steele in Grey, e che rientrasse a casa alla sera senza tergiversare per i fatti suoi. L’argomento figli, poi, meglio lasciarlo per il futuro, perché la sola idea lo fa sbiancare, nonostante in giro si dica che non abbia paura di nulla.
State per protestare? Per urlare alla misoginia e alla retroguardia? Allora non avete colto la più evidente delle sfumature, ma il film vi soccorre prontamente.
“Tutto” quel misbehaviour, quel fare la birichina, provocando il suo uomo nei suoi vari talloni d’Achille, serve solo e soltanto a “meritare” all’eroina del film un pretesto per l’ingresso nella stanza rossa e a far felici entrambi, ristabilendo per vie orizzontali la stabilità verticale dell’unione, come avviene tutti i santi i giorni da ogni parte del globo.
Il terzo e ultimo capitolo della saga però, a suo modo, fa un passetto avanti: se, da un lato, infatti, l’inossidabile fedeltà di Anastasia alla religione del dialogo per appianare i dissapori fa di molte scene di questo film uno strumento da manuale di terapia di coppia, dall’altro lato, la sceneggiatura si svincola da qualsiasi necessità di giustificazione e le scene di sesso sbucano a intervalli regolari e irrazionali, come da prassi del soft porn. L’unico elemento che non trova spazio, in questo curioso ma tutto sommato comprensibile e umanissimo equilibrio, è quello del thriller: retaggio di un copricostume narrativo che non si ha avuto il coraggio di abbandonare del tutto, la linea che ripesca l’ex datore di lavoro di lei, invidioso di lui (come testimoniano gli occhi iniettati di sangue…) e per questo rapitore da strapazzo, è ridicola e perennemente uguale a se stessa. Serve giusto a fornire l’assist a Dakota Johnson per la battuta del film: “Leghiamolo!”, dice una guardia del corpo. “Non ho niente”, risponde affranta la collega. “Noi sì”, rassicura tutti la protagonista.
Però qualcosa è andato “sfumando”, dal primo capitolo all’ultimo, ed è proprio l’erotismo. Il sadomasochismo non ha più spazio, nella red room ci si va a dormire da soli dopo aver litigato, il sesso è canonico, rapido, un siparietto nemmeno portato a termine, nell’infinta sequela di canzonette del film. Il finale suggerisce un ritorno alla origini, ma è troppo dettato, un’altra pagina di manuale.

Recensione di Marianna Cappi: https://www.mymovies.it/film/2018/fiftyshadesfreed/

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