Il blog del mulo

Corpi da reato (Paul Feig, 2013)

Regia di Paul Feig. Con Sandra Bullock, Melissa McCarthy, Demián Bichir, Marlon Wayans, Michael Rapaport, Thomas F. Wilson, Kaitlin Olson, Taran Killam, Raw Leiba, Tony Hale, Steve Bannos, Bill Burr, Nathan Corddry, Andy Buckley, Michael McDonald [II], Joey McIntyre, Jamie Denbo, Luing Andrews, Luis Da Silva Jr, Frankie Imbergamo, Chris Gethard

Titolo originale: The Heat. Genere Commedia – USA, 2013, durata 117 minuti

La coppia McCarthy/Bullock, salva un film dalla progressione prevedibile

Competente, castigata e di bell’aspetto, Sarah Ashburn è un agente dell’F.B.I. che si trova a dover collaborare con Shannon Mullins, eccessiva, rozza e grassa poliziotta di Boston, al fine di catturare un grosso spacciatore di droga. Dopo una prima, tumultuosa fase, le due donne formeranno una squadra infallibile e, superate le divergenze caratteriali e gli opposti metodi di indagine, finiranno per diventare amiche. Primo script per il grande schermo di Katie Dippold, Corpi da reato è un classico buddy movie in cui trovano spazio situazioni tipiche di quella commedia americana declinata al femminile che fa genere a sé. Dopo il successo di pubblico e di critica ottenuto con Le amiche della sposa, Paul Feig torna a scritturare la vulcanica Melissa McCarthy per un vero e proprio match con l’opposta Sandra Bullock, come vuole la migliore tradizione delle strane coppie cinematografiche (da 48 ore a Una perfetta coppia di svitati la lista sarebbe lunghissima). Al creatore di Freaks and Geeks riesce l’armoniosa miscela delle personalità artistiche delle interpreti, a partire da un iniziale scontro, innescato dalla naturale inconciliabilità dei tipi, che finirà in amicizia attraverso un percorso di strepiti, colpi bassi e numerose gag. Laddove la progressione della storia è quanto di più scontato si possa immaginare, le sorprese derivano proprio dall’alchimia che scaturisce da una coppia di attrici dotate delle capacità necessarie per dare vita a numeri, non di rado basati sul dato fisico, in cui la risata sgorga automatica. Chiaro indice di debolezza drammaturgica è la netta divisione delle due anime della pellicola, cui la sceneggiatura dà diseguale attenzione: se, da una parte, ci troviamo di fronte ad un’ossatura da poliziesco frettoloso e corrivo (con il trafficante di droga da acciuffare, gli informatori da proteggere e la solita serpe nel seno dei buoni), risultano innegabilmente riusciti i momenti legati alla sfera privata, si pensi alla sequenza del ritorno a casa di Mullins o a quella della gran bevuta in un pub frequentato soltanto da anziani. A tratti retorico e ripetitivo, il film ha comunque il merito di riuscire a divertire con un’ironia esplicita e scorretta attraverso la quale si scorge la fisionomia di un regista che sa il fatto suo. Sempre più padrona dei propri mezzi espressivi, Melissa McCarthy non può non conquistare lo spettatore dalla prima inquadratura.

Recensione di Marco Chiani: https://www.mymovies.it/film/2013/theheat/

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