Il blog del mulo

Giochi proibiti (René Clément, 1951)

Regia di René Clément. Con Brigitte Fossey, Georges Poujouly, Lucien Hubert, Philippe de Cherisey, Laurence Badie, Madeleine Barbulée, Suzanne Courtal, Jacques Marin, Violette Monnier, Denise Péronne, Fernande Roy

Titolo originale Jeux interdits. Drammatico, b/n durata 84 min. – Francia 1951

Un amore infantile reso drammatico dalla realtà che lo circonda: mentre infuria la guerra Paulette, cinque anni, e Michel, undici, ripetono nei loro giochi gli orrori e le crudeltà che vedono quotidianamente. Quando gli adulti tentano di separare i due bambini, Paulette fugge

Giochi proibiti mostra come la guerra, la morte, la religione siano vissute dagli adulti e dai bambini, e su questa base si fonda l’opposizione tra mondo degli adulti, dominato da indifferenza per la spiritualità e per l’infanzia, egoismo, violenza, odio, e mondo dei bambini, dominato da gioco, fantasia, innocenza, da un senso spontaneo di spiritualità, dal bisogno di legami affettivi e memoria. La guerra è il gioco terribile degli adulti, il vero gioco proibito, che nega l’essenza dell’umano. Gli adulti mimano la guerra litigando tra loro: gli stessi istinti di violenza e odio che portano i grandi a litigare portano alla guerra tra i popoli. Per i bambini la guerra è qualcosa di incomprensibile: ne sono impotenti testimoni, inermi spettatori, incolpevoli vittime. La morte è l’elemento mediano tra la guerra, che causa la morte, e la religione, che onora i morti. Il film evidenzia la sottile precarietà del limite tra vita e morte. Gli adulti affrontano la morte in un’ottica materialistica come un evento naturale e inevitabile; i bambini non capiscono bene cosa sia la morte, e allora si appellano ai sensi: Paulette comprende che la madre è morta quando vede che non si muove, la tocca e la sente fredda. La religione è per gli adulti un’abitudine esteriore, vuota; i bambini vedono e ascoltano gli adulti, e riprendono ciò che hanno visto e ascoltato filtrando tutto attraverso un’ottica fanciullesca, fantasiosa: si legano a ciò che vedono (la “bellezza” della croce), alla ritualità trasfigurata dal gioco. Ma i bambini hanno ciò che manca agli adulti: una spiritualità autentica, basata sul bisogno d’amore. Paulette afferma l’importanza della sepoltura, così come fu illustrata da Ugo Foscolo nel carme Dei Sepolcri (1806-7). Per Foscolo, il sepolcro, mantenendo in vita il ricordo dei defunti, crea un legame affettivo tra vivi e morti: è la radice di una memoria d’affetti, la fonte di una dote divina posseduta dagli uomini, la dote della celeste «corrispondenza d’amorosi sensi» tra i vivi che ricordano i morti e i morti che sono ricordati dai vivi: Paulette assume in sé questa dote divina.

Recensione: https://www.mymovies.it/film/1951/giochiproibiti/

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