HANNAH E LE SUE SORELLE ( Woody Allen)

Regia di Woody Allen un film con Barbara HersheyMichael CaineMia FarrowWoody AllenDianne WiestCarrie Fisher Titolo originale: Hannah and her Sisters. Genere Commedia – USA1985,

Prima parte
La prima di una serie di quindici didascalie apre il film. “Dio, è bella!”. Immediatamente la voce di Elliot ripete quanto scritto. È il giorno del Ringraziamento e a casa di Hannah e del suo secondo marito Elliot sono invitati i parenti e gli amici. L’uomo, un esperto consulente finanziario, è attratto dalla bellezza della cognata Lee per la quale prova un confuso sentimento. Riesce a parlare per qualche istante da solo con lei manifestando imbarazzo. Intanto, in cucina, Hannah sta conversando con l’altra sorella, Holly, la quale, ex cocainomane e in costante ricerca di un ingaggio in qualità di attrice, ha deciso di mettere in piedi, insieme all’amica April, una società che si occupi di servizi gastronomici a domicilio. Ha però bisogno di un prestito, che non è il primo, dalla sorella. Hannah glielo concede senza problemi. A tavola si festeggia anche il grande successo che Hannah, tornata sulle scene dopo una lunga assenza volontaria, ha ottenuto nel ruolo di Nora in Casa di bambola.
Tornando a casa Lee pensa a Elliot e intuisce che il cognato si è innamorato di lei. Ad attenderla c’è Frederick , un anziano artista piuttosto scorbutico che le ha insegnato molto sull’arte e sulla cultura avvalendosi di lei come di un legame con il mondo . L’ex marito di Hannah, Mickey Sachs, è un produttore televisivo ipocondriaco affetto da una diminuzione di udito da un orecchio che, a seguito degli accertamenti impostigli dai medici, si è già autodiagnosticato come causato da un tumore. La “Gastronomica Volante Staniwslaskij” intanto procede a gonfie vele. Durante un party David, un architetto, si dimostra più interessato a Holly ed April che alla festa e le due donne si fanno accompagnare in giro per la città ad osservare gli edifici. David, dopo aver dato qualche appuntamento ad Holly, propenderà per April segnando così anche la fine dell’attività in comune delle due donne.
Elliot un giorno, dopo aver atteso Lee in un punto dove dovrebbe passare, finge di incontrarla casualmente. I due si recano in una libreria ed Elliot le regala un volume di poesie consigliandole la lettura di una in particolare.
Intanto Mickey, chiuso nel suo appartamento, è sempre più certo di dover morire. Ricorda il desiderio di maternità di Hannah e la propria infecondità. Si erano a un certo punto decisi a chiedere la donazione di sperma a un amico che stimavano. La nascita di due gemelli non aveva migliorato il loro rapporto ma lo aveva mandato in frantumi. Intanto continuano gli esami clinici che conducono a un’esclusione certa di qualsiasi forma tumorale. Mickey, che ha sentito l’idea della morte così presente, decide però di abbandonare il proprio lavoro e, al contempo, di trovare una fede che finora non ha avuto. Compie diversi tentativi con il cattolicesimo ma senza risultato. Anche gli Hare Krisna non ottengono esiti migliori.
Pur di vedere Lee, Elliot porta possibili clienti da Frederick ma l’uomo rifiuta sdegnosamente qualsiasi forma di commercializzazione del proprio lavoro. Intanto però l’amore tra i due si fa esplicito e Lee lascia Frederick. Elliot però non sa decidersi ad abbandonare Hannah che, oltretutto, ora vorrebbe un bambino da lui. Intanto Holly è ancora in difficoltà e cerca aiuto nell’amata/odiata sorella che sente come giudice della propria incapacità a sfondare in qualsiasi attività intraprenda. Un giorno le tre sorelle si trovano a pranzo, ognuna con le proprie frustrazioni e sensi di colpa. La più solida sembra, come sempre, Hannah mentre Holly vuole intraprendere la strada della letteratura e Lee prova un profondo disagio per la storia con il cognato, anche se ormai si sta innamorando del proprio professore di filosofia.
Una nuova festa del Ringraziamento. Holly ha scritto un testo decisamente interessante ma Hannah vi trova troppi riferimenti alla propria vita privata e si chiede chi glieli possa avere comunicati. Holly ammette di avere chiesto qualche spunto a Lee ma non al cognato. Lee intanto rompe in modo definitivo con Elliot il quale la sera dichiarerà la propria sensazione di inutilità alla moglie.
Mickey intanto ha tentato di suicidarsi fallendo clamorosamente. È così riuscito a rientrare nel flusso della vita recandosi al cinema a vedere un film a lui già molto noto: La guerra lampo dei fratelli Marx. Incontra Holly. Nel passato, dopo il divorzio, Hannah aveva cercato di farli mettere insieme ma i gusti opposti dei due in campo musicale avevano fatto della loro unica serata trascorsa insieme un inferno. Passando davanti alle vetrine di un negozio di dischi Mickey la vede e decide di entrare. Holly gli parla di una sceneggiatura che ha scritto e che vorrebbe che lui leggesse. Un po” recalcitrante Mickey accetta e si trova ad apprezzare moltissimo il lavoro.
Ancora una festa del Ringraziamento. Un anno è trascorso e molte cose non sono più le stesse. Elliot si è riconciliato con Hannah pur non dimenticando Lee che, nel frattempo, si è sposata col professore. Anche Holly e Mickey si sono sposati e lei, con grande sorpesa del coniuge, lo informa di essere incinta.
Dopo il piccolo gruppo che univa personaggi reali e personaggi a cui lo schermo dava vita, Allen affronta, per la prima volta, un livello narrativo che si articola sulle vicende di un buon numero di ruoli.” Mi piacciono quei romanzi, quei libri come Anna Karenina, in cui si racconta un pezzetto della storia di una persona, poi un pezzetto della storia di un’altra persona, poi di un’altra ancora, e poi si torna alla prima persona e alla seconda… Mi piace quella dimensione d’insieme e volevo sperimentarla.
… fine prima parte – continua …

Giancarlo Zappoli

Seconda parte
Se Broadway Danny Rose si chiudeva su una festa del Ringraziamento occasione di un reincontro tra persone distanti, in Hannah Allen utilizza ben tre ricorrenze per scandire il tempo su cui si articola il racconto. La festa come occasione di incontro ma anche come coagulo di incomprensioni, luogo in cui riaffiorano tensioni solo apparentemente sopite o bisogni di condivisione difficili da esprimere. Solo Frederick (si noti come l’artista abbia lo stesso nome dello scrittore in crisi di Interiors) è capace di resistere alla tentazione rinchiudendosi in una torre d’avorio il cui unico ponte levatoio è costituito esplicitamente da Lee, la sua compagna di molti anni più giovane. Lo schermo di Rosa purpurea e lo stage di Danny Rose trovano un loro omologo nella grande sala da pranzo in cui, con cadenza annuale, confluiscono i personaggi con tutto il loro vissuto. Dietro le quinte, nei “camerini” della vita costituiti dalla cucina e dalle altre stanze, hanno luogo i dialoghi rivelatori o gli scontri diretti. La famiglia allargata è ancora in grado di mettere in scena quei riti che Mickey, l’altro escluso per problemi anagrafici dalla festa (vi rientrerà infatti solo dopo il matrimonio con Holly) va a cercare come tentativo di risposta al problema della morte. Perché è ancora del senso profondo del divenire scandito da quel “muscoletto molto elastico” che è il cuore che Woody ci parla. Lo fa ritornando a un terzetto di sorelle come in Interiors e decidendo di lavorare non solo con il vecchio gruppo di amici (tra cui il veterano Tony Roberts) ma anche apportando fondamentali innovazioni e inserimenti nella troupe e nel cast. ” Il fedele Gordon Willis è impegnato altrove. È come una piccola crisi matrimoniale, da un lato sono dispiaciuto perché la moglie se ne va, dall’altro sono eccitato per l’arrivo dell’amante” così Allen all’epoca del “divorzio” dal suo direttore della fotografia e dal connubio con Carlo di Palma. Qualche anno dopo aggiungerà: “Sia Gordon sia Carlo sono dei fantastici direttori della fotografia. Gordon ha una maggiore padronanza del mezzo tecnico, Carlo ha uno stile, un movimento e una mobilità più europei. Gordon sarebbe stato perfetto per John Ford, con i suoi bellissimi film di stile molto americano. L’unica differenza è stata che, quando cominciai a lavorare con Gordon, sapevo ben poco, e Gordon invece era un genio e mi educò. Perciò mi sono sempre trovato un po” in soggezione con lui. Quando incontrai Carlo, invece, ero molto più maturo e sapevo quel che volevo. E avevo maturato un mio stile.”
I colori caldi, i movimenti di macchina meno nervosi (tranne quando sarà stilisticamente necessario come nel caso di Mariti e mogli) caratterizzano il nuovo periodo alleniano. Ma anche il cast è rivelatore. Per la prima volta Allen, pur recitando nel film, mette in scena un proprio alter ego dichiarato. È Michael Caine ad assumersi questo ruolo con gli impacci, i rossori, le incertezze esistenziali, la terapia analitica con un’inadeguatezza nei confronti dell’esistenza dettata dalla contraddizione tra un lavoro estremamente pragmatico (consulente finanziario) e una tendenza alla poesia e al bello (sua è la prima frase-didascalia del film: “Dio, è bella!”) che non riescono però a impedirgli di condurre da Frederick un incolto cantante rock arricchito che valuta l’arte a metraggio. Il personaggio di Elliot, con il suo bisogno di dare non corrisposto, è una sorta di indicatore che Allen colloca nel film per comunicarci che l’autore è davvero il Dio di cui parlava Tom in Rosa purpurea: tutti i personaggi sono a sua immagine e somiglianza: hanno dentro qualcosa di lui. Questo vale per i personaggi maschili. Abbiamo allora un vecchio padre di Hannah innamorato della musica del passato e profondamente insicuro e geloso. Ci troviamo davanti un David, architetto con madre schizofrenica che ama alzare lo sguardo sulla propria città, consentendo all’Allen regista di mostrarci la “parte alta” della New York che ama in un camera car sugli edifici che ne qualificano il “respiro’. Ci vediamo confermare il versante bergmaniano del cinema dell’autore con la scelta di Max Von Sidow di cui Allen ha ricordato il primo giorno di lavorazione come carico di patemi. In fondo si trovava a mangiare il cestino del pasto caldo insieme al Cavaliere de Il settimo sigillo e questa non era un’emozione da poco. Ma anche nei ruoli femminili si riflette sempre di più l’universo psicologico alleniano. Il carrello circolare che si muove intorno a Lee, Hannah e Holly è come un legame che il soggettista/sceneggiatore e regista vuole costituire con i suoi personaggi. Se Dianne Wiest (attrice molto stimata da Woody) è un coacervo di insicurezze e risentimenti che si fondono in una personalità comunque positiva, Lee finisce con il rappresentare la perfezione fisica coniugata a una personalità in costante evoluzione, incapace di sottostare troppo a lungo a situazioni che individua come senza possibilità di crescita. Ma è soprattutto ad Hannah che Allen conferisce i tratti biografici della propria compagna (il desiderio di maternità nonostante tutto che la spinge a desiderare la fecondazione artificiale anche a costo del legame di coppia) a una ricerca su un personaggio che ha un nome femminile ma che potrebbe chiamarsi tranquillamente Woody. Hannah ha successo nel mondo dello spettacolo. Si prende la responsabilità di dare istruzioni e consigli ai familiari (in questo discendente dalla Eva di Interiors,ma in fondo non è lo stesso ruolo rassicurante che il “regista” Woody deve assumersi annualmente con produttori, cast e troupe?) ma interiormente è fragile e vulnerabile. A proposito del personaggio Woody afferma: ” A volte non mi sembrava simpatica ma, in altri momenti, sì. Mia si aspettava sempre direttive da me e io non potevo dargliele. Potevo solo dirle: “Be’, fai questa scena e fammi vedere se sei spontanea, così magari posso cambiare qualcosa’.” Ovviamente il personaggio più scopertamente alleniano resta Mickey. È lui l’ebreo che sembrerebbe rinnegare una religione mai frequentata. Questo consente di mettere le due famiglie a confronto, come in Io e Annie,e di mostrare una figura paterna tanto attaccata alle radici culturali quanto in realtà profondamente agnostica nei confronti della possibilità di una vita ultraterrena. Riemerge poi l’ipocondria tipica del personaggio anche se l’interessato afferma “Io sono un allarmista, non un ipocondriaco. Non penso di essere sempre malato, ma quando mi ammalo penso sempre che sia fatale. Mi allarmo subito”. Il tentato suicidio maldestramente risolto è in definitiva l’occasione per riproporre con forza (e con una nuova chiave di lettura) il proprio rapporto con il cinema. Si può entrare nella sala buia per sfuggire alla durezza della vita come Cecilia ma si può anche accedervi per riconciliarsi con la vita stessa grazie a un film dei fratelli Marx: Nel buio della sala ci si può ritrovare a partecipare nuovamente a uno spettacolo già noto e gioirne (a differenza dell’ipotesi di reincarnazione avanzata dagli Hare Krishna con Holiday on Ice a cui dover assistere un’altra volta). La fecondità biologica ritrovata nel finale da Mickey ( anche se Allen afferma: “Avrei dovuto lasciare una maggiore incertezza, non avrei dovuto risolvere tutto”) forse ha origine proprio da un diverso atteggiamento nei confronti della vita nato in un cinema. Il Mickey con deficit uditivo può lasciare la scena all’Allen che celebra l’epoca in cui ascoltare liberava la fantasia: i Radio Days.

commento di Giancarlo Zappoli, visibile qui:
https://www.mymovies.it/film/1985/hannah-e-le-sue-sorelle/
tres, che vi propone questo film anche  questo rippato dal mio DVD

3 replies to “HANNAH E LE SUE SORELLE ( Woody Allen)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

close-alt close collapse comment ellipsis expand gallery heart lock menu next pinned previous reply search share star