Il blog del mulo

IL DELITTO PERFETTO (Alfred Hitchcock)

Un film di Alfred Hitchcock 1954 con Ray MillandGrace KellyRobert CummingsAnthony DawsonJohn Williams (III) Titolo originale: Dial M for Murder. Genere Giallo, – USA1954

All’epoca del Delitto perfetto Hitchcock era sotto contratto con la Warner Bros, per la quale aveva già girato parecchi film. Dopo aver esaminato diversi soggetti, nessuno dei quali lo aveva convinto, il regista decise infine – come lui stesso affermò in seguito -di “run for cover”, cioè di mettersi al sicuro con un thriller di grande successo, una commedia di Frederick Knott dal titolo Dial Mfor Murder (componi “M” per “Murder”, assassinio: il titolo si riferisce alla lettera che l’aspirante omicida deve selezionare sull’apparecchio telefonico per chiamare la vittima predestinata). Hitchcock lavorò con l’autore alla sceneggiatura e si mantenne piuttosto fedele all’originale. Il film fu il primo – e l’ultimo – girato da Hitchcock con il sistema tridimensionale; le riprese durarono solo 36 giorni, ben 7 dei quali adoperati per provare e girare la straordinaria scena del tentato omicidio di Margot. Il pubblico accolse Il delitto perfetto molto favorevolmente e il film, costato abbastanza poco, costituì il maggior successo di Hitchcock con la Warner: di lì a qualche mese La finestra sul cortile era però destinato a eclissarlo.
Nel celebre libro-intervista di François Truffaut, Hitchcock liquida in fretta Il delitto perfetto, parlandone come di un film minore, girato più che altro per esigenze contrattuali e commerciali. Certo – perché non ammetterlo? – siamo lontani dai vertici di Notorious o della Finestra sul cortile e in particolare dal coinvolgimento emotivo che sanno suscitare i capolavori di Hitch. Ancora una volta Hitch è attratto da un soggetto che ha al centro le difficoltà, l’amarezza e la crudeltà che spesso si celano in un rapporto di coppia. Ma è arduo identificarsi con questi personaggi sbiaditi (Margot, Mark) o poco credibili (Tony); a tale proposito è significativo il fatto che vi siano solo scarsissimi primi piani, come se le emozioni e i sentimenti dei protagonisti fossero secondari o inaccessibili. I dialoghi e l’intreccio stesso, per quanto abilmente architettati, risultano forse meno convincenti del solito, anche se rimangono pur sempre eleganti esercizi di stile.
Tuttavia non sono poche le cose che restano di questo film: per molti aspetti il maestro colpisce ancora. Vi è innanzitutto un elemento che a Hitchcock stesso stava a cuore: la concentrazione narrativa e strutturale del film, dovuta in parte alla commedia dalla quale è tratto, ma soprattutto alla volontà e alla capacità del regista. Parlando con Truffaut Hitch nota che di solito i registi cinematografici tendono a distruggere l’unità – in particolare di luogo -delle opere teatrali, nell’errata convinzione che trasporre una commedia sullo schermo significhi inserire scene che per motivi tecnici in teatro non possono essere mostrate: “Ecco generalmente in cosa consiste l’operazione: nella commedia un personaggio arriva da fuori in taxi; allora nel film i registi fanno vedere l’arrivo del taxi, i personaggi che escono dal taxi pagano la corsa, salgono le scale, bussano alla porta, entrano nella camera”. Hitch sapeva bene che fare cinema non vuol dire questo, non necessariamente; il linguaggio cinematografico
possiede molte altre risorse e un bravo regista e in grado di non distruggere la sostanza di un’opera teatrale, senza peraltro limitarsi a fare del teatro filmato. Nel caso di Hitch lo testimoniano numerosi film di impianto teatrale, girati in un unico ambiente (due per tutti: Nodo alla gola La finestra sul cortile), fra i quali va annoverato anche Il delitto perfetto, che in pratica si svolge interamente nella sala dei Wendice. In pochi metri quadrati Hitchcock è capace di mettere in scena una vicenda serratissima e avvincente, dal ritmo perfettamente calibrato, alla cui costruzione concorrono montaggio, movimenti di macchina, colori, colonna sonora, tutti elementi specificamente cinematografici.
Se la caratterizzazione dei personaggi è elusiva, molto più eloquenti sono invece gli oggetti; ad essi, più che ai protagonisti, sono dedicati alcuni efficaci e suggestivi “primi piani”: il telefono, la borsetta, il disco del telefono con la “M” in evidenza, i meccanismi della centralina telefonica, le forbici. Numerosi altri oggetti sono “disseminati” nel film e la loro presenza non è mai casuale, ma sempre carica di significati, spesso di allusioni minacciose: il bastone di Tony, i guanti, i bicchieri ripuliti per eliminare ogni impronta, il cestino da lavoro e le calze di Margot, la calza usata da Swan, il flacone di benzina, il vassoio .eon le tazze di tè, il letto spostato nel salotto, la valigetta blu. Più importante di tutti, naturalmente, è la chiave, elemento rivelatore come già in Notorious. Con un solo dettaglio Hitchcock è capace di suscitare suspense, ansia, timore. Altrettanta attenzione è dedicata alle luci e ai colori; nella sala dei Wendice vi sono varie lampade, che concorrono a creare l’atmosfera delle varie scene, costruendo uno spazio luminoso in cui si annidano tenebre minacciose o aprendo nell’oscurità squarci di luce, come nella scena dell’assassinio. Le ombre si stagliano inquietanti sui muri, alludendo a quanto viene taciuto e nascosto, come quando Margot e Mark si sciolgono dal reciproco abbraccio all’arrivo di Tony in casa. Anche i colori giocano la loro parte: per esempio Grace Kelly, appetitosa come una ciliegia nel suo vestito rosso all’inizio o fluttuante ed evanescente come un sogno nella camicia da notte bianca, perde man mano charme proprio attraverso i colori degli abiti, sempre più cupi e tristi. I movimenti di macchina avvolgono i personaggi come in una rete (si veda per esempio la sequenza dell’incontro fra Tony e Swan), li intrappolano all’interno della sala. Posizioni insolite della macchina da presa contribuiscono ad alimentare il senso di inquietudine: durante il colloquio fra Tony e Swan a un certo momento la macchina da presa incombe dall’alto, schiacciando i personaggi, come accade in Psyco nel momento dell’assassinio del detective Arbogast; poco prima che Swan aggredisca Margot, alcune inquadrature oblique della scrivania e di Swan presso le tende danno una sensazione di stranezza e di precarietà.
Ma vi è una scena che in particolare si impone su tutte per drammaticità e intensità rappresentativa, a una scena indimenticabile e straordinaria: quella del tentato omicidio di Margot. Il buio, lo squillo penetrante del telefono, la luce che si accende, Margot che avanza ondeggiando nella camicia di seta e stagliandosi contro il riquadro illuminato della porta, il suo volto metà in ombra mentre risponde al telefono; e poi la stretta improvvisa e brutale di Swan, il ricadere indietro di lei, il suo piede nudo che scalcia, le ombre dei corpi avvinghiati proiettate sul muro rosso cupo. E infine la disperata ricerca delle forbici in primo piano, quasi una richiesta di soccorso allo spettatore, il ferimento, Margot che cade a peso morto dalla scrivania, Swan che si abbatte a terra supino, con il dettaglio crudele delle forbici che si conficcano ancora più profondamente nella sua schiena (Hitchcock dimostra fra l’altro che si può girare una scena di una violenza inaudita senza far vedere nemmeno una goccia di sangue). La solitudine dei personaggi, l’ineluttabilità della morte, la sua assurda gratuità, un’atmosfera di tragicità e disperazione. Forse non esistono delitti perfetti, ma scene perfette come questa, sì.

commento visibile quì:

https://www.mymovies.it/film/1954/ildelittoperfetto/

tres, che prosegue in questi giorni buii a carcare di darvi film che possano essere graditi! E vi ricorda che tutti gli operatori telefonici sono ladri, ma forse, Vodafone li batte tutti: a me ha rubato 150 Euro!

One reply to “IL DELITTO PERFETTO (Alfred Hitchcock)

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