Il blog del mulo

IL RICCIO ( Mona Achache)

Un film di Mona Achache con Josiane BalaskoGarance Le GuillermicTogo IgawaAnne BrochetAriane Ascaride Titolo originale: Le hérisson. Genere Drammatico, – FranciaItalia2009durata 100 minuti. Uscita cinema martedì 5 gennaio 2010 distribuito da Eagle Pictures

Renée è la portinaia di un elegante palazzo parigino, popolato da ricchezza e vacuità. Introversa e scontrosa, dietro la porta e i vetri della sua “cella”, pratica la solitudine e la lettura dei classici. Coltissima concierge, appassionata degli amanti di Tolstoj e delle sorelle (Munekata) di Ozu, Renée ha cinquantaquattro anni, un gatto e un segreto doloroso mai rivelato. L’arrivo in rue Manuel di monsieur Ozu, un ricco giapponese dal cuore nobile, e la disarmante intelligenza di Paloma, figlia dodicenne di genitori ottusi, eluderanno le spine e riveleranno “l’eleganza del riccio”. Allo stesso modo, la guardiola di Renée diventerà per Kakuro e Paloma luogo di sospensione e altrove in cui riparare e pescare “un sempre nel mai”.
Perde “l’eleganza” nel titolo e diventa un film il caso letterario del 2007, che vanta ristampe, premi letterari e centinaia di migliaia di copie vendute. Il riccio della debuttante Mona Achache sfida l’immaginario dei lettori, incarnando sullo schermo i personaggi letterari (e amati) di Muriel Barbery e il suo racconto intimo, chiuso in un condominio e in atmosfere di acceso lirismo. La generosità narrativa dell’autrice cede il passo nel film a una sorta di diario intimo simile a quello redatto dalla Paloma letteraria e mutuato in immagini attraverso una vecchia videocamera.
La giovane protagonista depone allora penna e calamaio e filma in modo pregnante tutto quello che le rende la vita intollerabile e l’idea del suicidio ammissibile. Ad arginare la sua ossessione e a canalizzare la sua intelligenza, indirizzandola verso una sana realizzazione, saranno la concierge di Josiane Balasko (quella che si nasconde) e il gentiluomo nipponico di Togo Igawa (quello che si dichiara), voci adulte e segnate da ferite profonde che riecheggiano lungo le scale, dentro gli ascensori, dietro alle pareti.
Renée e Kakuro insegneranno alla bambina i segreti della vita, attraverso un rapporto pedagogico di continua e affettuosa interrogazione e adottando quella “distanza amorosa” che permette di vedere bene e di prendersi cura dell’altro. Allo stesso modo l’entrata in scena e nella vita ripiegata di Renée dei due eccentrici inquilini disporrà altrimenti la sua esistenza, aprendola finalmente all’azione. Paloma e Kakuro, non soggetti per natura (quella dei bambini) e cultura (quella orientale) a pregiudizi o sovrastrutture, scoprono e danno nuova attenzione alla bellezza di Renée, esplorandone la profondità e l’affettività. Il corpo morbido e abbondante della Balasko diviene il set d’elezione dove la regista francese racconta la parabola malinconica eppure mai completamente disperata di una donna invisibile.
L’esordiente Achache coglie il cuore de “L’eleganza del riccio”, l’elegia dell’ascolto dell’altro che avvia il dinamismo emozionale e permette la vita, ma anche i suoi limiti, un esasperante esibizionismo culturale e una storia compiaciuta della propria sottigliezza, che confeziona meticolosamente e inverosimilmente “caso”, dialoghi e monologhi. Il film come il romanzo rivela magnifici lampi nel grigio, che ci sollevano dalla mediocrità del cinema e delle letteratura contemporanea ma che non bastano a proiettarci al livello delle sue esperienze più dense di significato.

commento di Marzia Gandolfi visibile quì:

https://www.mymovies.it/film/2009/leleganzadelriccio/

tres, che vi propone quest’altro piccolo cammeo!

 

8 replies to “IL RICCIO ( Mona Achache)

  1. Ovviamente era già nella mia raccolta, ma comunque un “grande grazie” a Tres per la socializzazione!

    Il film riprende fedelmente sia nel contenuto, sia nello stile il romanzo “L’eleganza del riccio”. Il pregio del film sta proprio nell’aver ricreato l’atmosfera impalpabile del romanzo. Si procede senza scosse, tranne quella finale, in una “non vicenda” venata di tenerezze e malinconia. Romanzo e film molto francesi, ma anche molto universali.

  2. Ancora tu, e grazie per il commento: di questo film ho apprezzato sia la fedeltà al romanzo sia la splendida recitazione di Ascaride!

    tres

  3. Gianni, in attesa che mi arrivi il DVD che ho ordinato proprio pr te “Gianni e le donne” vorrei darti un assaggio di un prossimo post:

    Il buco Francia, Italia Drammatico 1960 Jacques Beckerfonte: il mio DVD

    part 1
    https://mega.nz/#!PAswQYqA!e6Blt9Q-rKHH6lSC6Xt9M_Mg7yAdL8ewia4-m6yLHNg
    part 2
    https://mega.nz/#!iU9gSSwJ!i0EduWjaOeI2yiXkbL5WeYMv8Fj69z-SsAX7z2j9CTg
    part 3
    https://mega.nz/#!HR1XhAJA!1-CDHRuqIplsJBaWXwMd6yFtOZHdax7qbHOUC9MgQmQ
    part 4
    https://mega.nz/#!vdlSgKqC!PooWK7qKT1J6c92j2zSNDLtHtLTQIbcrL67qNyZRD5U
    part 5
    https://mega.nz/#!qAU2FIyT!cH0QeVPLF7-cKV1rZ5azcIA0OjZSibYQ2Ologj8ReVI

  4. GRAAZIE!!! (come scriverebbero i ragazzini!!!)
    “Gianni e le donne” lo conosco e, quando lo pubblicherai, manderò la mia “critica” decisamente positiva.
    Ti confesso che non riesco a stare dietro alle tue “pubblicazioni”. Il mio ritmo è di un film al giorno, pure in queste giornate ai domiciliari, poiché trovo anche altro da fare.
    In un’altra tua risposta leggo la “velata minaccia” di un abbandono. Capisco che sia poco confortante non avere riscontri, ma penso che comunque il tuo lavoro sia importantissimo e faccio un gesto di presunzione ringraziandoti anche a nome dei silenti, categoria della quale ho fatto parte anch’io per lungo tempo. Forse non sempre è facile fare outing. Comunque ritengo che sia meglio stare zitti piuttosto che scrivere benemerite scemnze come mi capita di leggere su altri siti che propongono film.
    Una buona giornata a tutti.

  5. Grazie Gianni, come sempre sei il benvenuto con i tuoi saggi e dotti commenti!
    Altri film arriveranno magari nel pomeriggio!
    tres

  6. Ho guardato “Il buco” con grande interesse.

    Storia di detenuti, ma soprattutto di rapporti umani. Becker in poco più di due ore scava nella psicologia dei protagonisti, mentre loro scavano verso la libertà. Solo del ragazzo attorno a cui ruota la vicenda si sa quale sia l’imputazione. Degli altri si sa unicamente che hanno commesso reati gravi. Becker con un rigoroso bianco e nero riesce a darci perfettamente il senso claustrofobico della situazione carceraria, ma anche l’ossessione della routine quotidiana. Film che non fa la scelta farisaica di opporre il bene al male, ma quella di sottolineare che per l’uomo più forte di tutto e il desiderio di libertà. Anche la cinepresa sembra lottare contro gli spazi esigui!

  7. Grazie Gianni sono quelli come te che mi incoraggiano ad andare avanti!
    Un blog come questo costa, ma la soddisfazione di vedere che c’è chi apprezza e anche ringrazia mi fa andare avanti!

    tres

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