Il blog del mulo

Il silenzio (Ingmar Bergman, 1963)

Regia di Ingmar Bergman. Con Ingrid Thulin, Gunnel Lindblom, Jorgen Lindström, Håkan Jahnberg, Birger Malmsten, Eduardo Gutiérrez, Lissi Alandh, Leif Forstenberg, Nils Waldt, Karl-Arne Bergman, Eskil Kalling, Birger Lensander, Kristina Olausson, Olof Widgren

Titolo originale: Tystnaden. Genere Drammatico – Svezia, 1963, durata 95 minuti

Un film dominato dalla dimensione onirica in cui Bergman continua a perseguire la ricerca di un stesso che avverte come sdoppiato

Le sorelle Ester ed Anna sono in viaggio in treno di ritorno dalle vacanze estive. Con loro c’è anche un bambino, Johan, figlio di Anna. A causa di un malore di Ester debbono scendere alla prima stazione e cercare alloggio in un albergo in cui però il personale parla una lingua sconosciuta e sembra non essere in grado di comprenderne altre. Intanto Johan incontra un gruppo di nani che lo fanno partecipare ai loro giochi travestendolo anche da bambina. Mentre Ester cerca di riprendersi in hotel Anna va al cinema e si accorge che nessuno in città prova alcun interesse per ciò stanno facendo gli altri. Prima di poter ripartire tutti e tre i protagonisti verranno coinvolti in esperienze inattese.
La dimensione che domina nel film è indubbiamente onirica ma in questo contesto Bergman continua a perseguire la ricerca di un se stesso che avverte come sdoppiato. Cosa rappresentano le due sorelle se non i suoi due volti? Da un lato quello dominato dall’egoismo, dalla sensualità, da una ricerca instancabile dell’indipendenza di Anna. Dall’altro quello di una personalità dominata dall’intelletto ma al contempo indebolita da una strana malattia che la costringe a riflettere su se stessa e a riconoscere le proprie ‘sciocchezze’. Bergman sembra però interessato a comunicare allo spettatore che il suo non è un ripiegamento masturbatorio (come quella che Anna si concede) su se stesso perché la sua consapevolezza della realtà sociale non è venuta a mancare. Non è allora un caso se dal treno in corsa della sequenza iniziale il piccolo Johan (al quale nel film è affidato il compito della scoperta del mondo) vede passare una lunga fila di carri armati. La misteriosa città in cui lui, la mamma e la zia si trovano a soggiornare provvisoriamente non è un agglomerato urbano in pace. Gli sguardi che il bambino ed Ester le rivolgono dall’alto trovano come corrispettivo una situazione tesa. La percorrono carri carichi di masserizie e i giornali recano annunci incomprensibili per i protagonisti ma che preoccupano la popolazione. Ci sono soldati che ballano nel bar in cui cerca riposo Anna ma un senso di morte pervade gli spazi e si insinua nei gesti. Ester è in viaggio verso la fine ma è Johan a trovarsi dinanzi a un progressivo accumulo di segni in materia. Il suo ‘armarsi’ per poi uccidere simbolicamente i nani è solo il preludio alle foto di cadaveri in bare ancora aperte, offertegli dal cameriere e nascoste sotto un tappeto dopo averle guardate. Finché i carri armati entrano in città e si fermano davanti all’hotel, legando così anche visivamente la Morte che agisce nella collettività e quello individuale a cui Ester è comunque destinata ad andare incontro in totale solitudine.

Recensione di Giancarlo Zappoli: https://www.mymovies.it/film/1963/ilsilenzio/

One reply to “Il silenzio (Ingmar Bergman, 1963)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

close-alt close collapse comment ellipsis expand gallery heart lock menu next pinned previous reply search share star