Il blog del mulo

Il te nel deserto (Bernardo Bertolucci, 1990)

Regia di Bernardo Bertolucci. Con Debra Winger, John Malkovich, Campbell Scott, Veronica Lazar, Nicoletta Braschi, Timothy Spall, Carolyn De Fonseca, Jill Bennett, Tom Novembre, Sotigui Kouyaté, Philippe Morier-Genoud, Eric Vu-An, Amina Annabi, Ben Smail, Kamel Cherif, Mohammed Afifi, Brahim Oubana, Rabea Tami, Menouer Samiri, Keltoum Alaoui, Mohammed Ixa, Ahmed Azoum, Alghabid Kanakan, Gambo Alkabous, Sidi Kasko, Azahra Attayoub, Maghnia Mohamed, Oumou Alghabid, Sidi Alkhadar, Paul Bowles

Titolo originale: The Sheltering Sky. Genere Drammatico – Italia, Gran Bretagna, 1990, durata 138 minuti.

Due giovani coniugi americani e un loro amico si recano nel Nord Africa. Partendo da Tangeri percorrono un lungo itinerario che li porta nei luoghi dove l’Africa è più ostile. Il viaggio rappresenta una vera e propria traversata della loro esistenza. Mette a nudo l’inconsistenza di una vita senza scopi. Il marito, colpito da febbre tifoidea, muore dopo una straziante agonia. La moglie si perde nel deserto, dove viene soccorsa dal capo di una tribù di Tuareg. L’uomo, divenuto il suo amante, la tiene segregata sino alla liberazione per mano di una delle sue concubine, gelosa dell’occidentale. Prostrata, la donna viene infine soccorsa da una funzionaria dell’ambasciata americana. Ma la sua esistenza è spezzata dalle esperienze vissute. Il film è tratto da un romanzo di Paul Bowles, che compare nel ruolo di testimone della vicenda. Ed è proprio a lui che nel finale si rivolge la donna. Il vecchio conclude con queste parole: “…Quante altre volte guarderete levarsi la luna?… Forse venti. Eppure, tutto sembra senza limite…”. Sembra soprattutto che i protagonisti, partendo da presupposti basati sulla decadenza della cultura occidentale, si trovino schiacciati dalla incomprensibilità di una regione che al contrario vive la propria cultura nella fisicità che la radiosa asprezza del clima impone. Un abisso. Un’utopia che l’arroganza culturale non riesce a raggiungere. La sconfitta giunge prima nel corpo per poi diffondersi nel mistero della morte. Bernardo Bertolucci ancora una volta si finge autore impegnato. Sceglie un testo di difficile decifrazione. Ricorre alla strepitosa capacità di rappresentare ciò che non è rappresentabile. Personaggi odiosi, da guardare con sospetto dopo le prime battute. Una ricerca maniacale di uno stile letterario più che cinematografico. Parole vane. Personaggi dimenticabili. Ogni sequenza sembra il trailer della successiva. Resta la fotografia di Storaro, anch’essa prevedibile con alcune incursioni nell’immaginario pubblicitario più vicino ai baci Perugina che non alle morenti pagine di Bowles. Bertolucci non ama i suoi personaggi e li priva così della segreta poesia che è presente in ogni confessione. Una fama, quella di Bertolucci, giustificata dalla sua capacità di manipolare grandi budget, al servizio di padroni un po’ snob, come sanno essere gli americani quando affrontano la cultura. Per ora è ancora e solo il regista de Il conformista.

Recensione di Adriano De Carlo: https://www.mymovies.it/film/1990/il-te-nel-deserto/

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