Il blog del mulo

In fondo al bosco (Stefano Lodovichi, 2015)

Regia di Stefano Lodovichi. Con Filippo Nigro, Camilla Filippi, Teo Achille Caprio, Giovanni Vettorazzo, Stefano Detassis, Maria Vittoria Barrella, Roberto Gudese, Luca Filippi, Alessandro Corabi

Genere Noir – Italia, 2015, durata 90 minuti

Al suo secondo lungometraggio, Stefano Lodovichi firma un thriller che raccoglie il precipitato di molta cronaca nera italiana recente

Linda e Manuel hanno perso il figlio Tommi durante la festa dei Krampus, una celebrazione che si tiene ogni anno nella Val di Fassa: gli abitanti di Croce di Fassa sfilano travestiti da diavoli, quei diavoli che, leggenda vuole, vengono a rapire i bambini cattivi. Cinque anni più tardi la polizia trova un bambino che corrisponde alla descrizione di Tommi e che all’esame del Dna risulta corrispondere perfettamente al makeup genetico del figlio di Linda e Manuel. Ma Linda stenta a riconoscere in quel bambino taciturno e scostante il proprio bambino perduto, e anche il nonno di Tommi coltiva dubbi sull’identità di chi in paese è già stato bollato come un piccolo demonio.
In fondo al bosco, secondo lungometraggio di Stefano Lodovichi e “sfida produttiva” di Sky Italia, è un thriller che raccoglie il precipitato di molta cronaca nera italiana recente, dal delitto di Cogne a quello di Perugia, dalle sette sataniche al rapimento di Tommy Onofri. È un’ottima idea mettere a frutto quanto fa ormai parte dell’immaginario collettivo contemporaneo ed elevarlo dalla bassa lega delle ricostruzioni da salotto televisivo alla dignità cinematografica. E Lodovichi ha una buona capacità di narrare per immagini, utilizzando opportunamente il panorama delle valli trentine e il coté horror di certe tradizioni (peraltro non nuovo al cinema di genere italiano che ha già fatto leva sul lato oscuro del nordest, da La casa dalle finestre che ridono a Il mistero di Lovecraft). Anche la direzione degli attori funziona, ottenendo dal cast interpretazioni credibili pur secondo i codici estremi del genere. Infine è giusta l’intuizione di raccontare una famiglia disfunzionale incastonata in un mondo tagliato con l’accetta attraverso un thriller, mostrando come certe comunità siano intrinsecamente violente nella loro incapacità di comprendere, o anche solo di accogliere, il disagio esistenziale e la malattia mentale.
Tutto funzionerebbe in modo ottimale se la sceneggiatura non fosse percorsa da una deriva misogina (con tanto di battuta giustizialista finale) che riporta al recente Hungry Hearts per la descrizione fortemente stereotipata del personaggio femminile principale. Senza nulla togliere alle sorprese del finale, Linda è del tutto inconsapevole, ostinatamente autolesionista e masochista nel rapporto con tutti i maschi che la circondano. Come in Hungry Hearts, l’unico asse etico portante sembra essere quello padre-figlio, al punto che In fondo al bosco ritrova la sua originalità solo quando pone al pubblico le domande più interessanti relative alla natura del legame paterno: quanto conta il richiamo del sangue nella genitorialità maschile? E cosa fa di un uomo un padre?

Recensione di Paola Casella: https://www.mymovies.it/film/2015/infondoalbosco/

One reply to “In fondo al bosco (Stefano Lodovichi, 2015)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

close-alt close collapse comment ellipsis expand gallery heart lock menu next pinned previous reply search share star