Il blog del mulo

La farfalla sul mirino (Seijun Suzuki, 1967)

Regia di Seijun Suzuki. Con Jô Shishido, Koji Nanbara, Isao Tamagawa, Annu Mari, Mariko Ogawa, Hiroshi Minami

Titolo originale: Koroshi no rakuin. Genere noir – Giappone, 1967, durata 92 minuti

Una versione esasperata e paradossale del paradigma noir, un’astrazione visionaria al di là di ogni comprensione razionale

Goro Hanada è il Numero 3 dei killer di un’organizzazione criminale. Dopo aver eliminato il Numero 2 gli viene assegnato un incarico quasi impossibile dalla misteriosa Misako. Goro fallisce: Misako dovrebbe ucciderlo, ma se ne innamora. Subentra quindi il misterioso Numero 1, detto “Il fantasma”.
Un’opera capace allo stesso tempo di rovinare la carriera del proprio creatore e di renderlo immortale.
Koroshi no rakuin, altrimenti detto Branded to Kill o La farfalla sul mirino, è uno schiaffo irriverente alle convenzioni, riuscito talmente bene a Suzuki Seijun da costargli il posto alla Nikkatsu, compagnia per cui aveva girato 40 film in 11 anni. Stanco di mettere in scena copioni indistinguibili su killer o poliziotti infallibili e reduce dal successo di Tokyo Drifter – apoteosi psichedelica del noir Nikkatsu – Suzuki gira una versione esasperata e paradossale del paradigma noir, un’astrazione visionaria al di là di ogni comprensione razionale.
Man mano che la situazione del protagonista si complica, la pellicola si eleva dal consueto piano narrativo per abbracciare la deriva onirica: realtà, paranoia e visioni del Numero 3 – un iconico Shishido Jo, con le guance gonfiate artificialmente per sembrare un duro – si alternano e confondono, attraverso sequenze audaci e innovative. Ad ogni differente inquadratura è come se Suzuki aggiungesse o togliesse qualcosa alla grammatica del cinema. Le prospettive sghembe con cui gira le sparatorie dall’automobile, gli elementi grafici giustapposti alla pellicola o le proiezioni che si sovrappongono ai pensieri di Numero 3 sono pura avanguardia, elemento di transizione dalla convenzionalità di noir fatti con lo stampino al surrealismo che sfocia nel delirante epilogo. Come e più che in Tokyo Drifter, il cinema sposa il fumetto, il suo eccesso e la sua estetica. Là ricorrendo ai colori primari, qui a un mix di grafica e live action decenni prima che diventi prassi.
Per Suzuki è un harakiri creativo: la trasgressione delle regole imposte dal canone Nikkatsu costerà infatti al regista un forzato silenzio artistico di dieci anni, ma la cinefilia degli anni Novanta lo celebrerà come un precursore di stili. Quentin Tarantino e soprattutto Jim Jarmusch lo omaggeranno a più riprese, citando esplicitamente alcune scene.

Recensione di Emanuele Sacchi: https://www.mymovies.it/film/1967/la-farfalla-sul-mirino/

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