Il blog del mulo

La Marchesa Von O (Eric Rohmer, 1976)

Regia di Eric Rohmer. Con Bruno Ganz, Otto Sander, Edith Clever, Edda Seippel, Peter Lühr, Eduard Linkers, Ruth Drexel, Henzo Huber, Erich Schachinger, Richard Rogner, Thomas Strauss, Volker Prechtel, Marion Müller, Heidi Möller, Franz Pikola, Theo de Maal, Petra Meier, Manuela Mayer, Eric Rohmer

Titolo originale: La marquise d’O…. Genere Drammatico – Francia, Germania, 1976, durata 107 minuti

Un divertissement di elevata fattura che da rilievo al decor, alla recitazione, alla scansione temporale rielaborando il concetto di “falso colpevole”

In una città dell’Italia settentrionale un gruppo di borghesi commenta un annuncio sul giornale locale: la marchesa von O chiede all’uomo che l’ha messa incinta di presentarsi presso la sua abitazione perché intende sposarlo. Un flashback ci porta al 1799 quando le truppe del generale Souvarof occupano la sua casa ed alcuni soldati tentano di violentare la donna che è vedova e ha due figli piccoli. Il conte F. la salva e le viene somministrata una pozione calmante che la fa cadere in un sonno profondo. Al risveglio la donna vorrebbe ringraziare il suo salvatore ma le truppe russe sono già ripartite. Trascorre del tempo e la donna viene a sapere che il conte è morto in combattimento. Al contempo inizia ad avvertire dei sintomi che non le lasciano dubbi: è incinta. Quando il nobile, che era stato ferito gravemente ma è sopravvissuto, si presenta per chiedere la sua mano, la marchesa prende tempo. Intanto però la gravidanza si fa evidente e i genitori la cacciano di casa.
Rohmer si fa conoscere dal grande pubblico italiano grazie a questo film vincitore del Premio Speciale della Giuria al Festival di Cannes e con un titolo in cui la marchesa perde la O. per evitare qualsiasi assimilazione con Histoire d’O. Nel momento in cui il regista sembra volersi annullare dietro il testo di Heinrich Von Kleist realizza invece un film così rohmeriano da proporsi anche, lui notoriamente così schivo, come attore nei panni di un accigliato alto ufficiale russo.
È il Rohmer saggista che rielabora il concetto di ‘falso colpevole’ coniato per una lettura critica di Hitchcock ed è il regista dall’attenzione quasi maniacale ad ogni elemento della messa in scena che utilizza questo divertissement di elevata fattura per dare rilievo al décor, alla recitazione e alla scansione temporale che marca con dissolvenze in chiusura e in apertura sostenute talvolta da cartelli.
Il punto di vista viene definito dalla ‘cornice’ in cui la vicenda è inserita: sono i borghesi avventori di un caffè che esercitano un senso comune acritico e accusatorio che non si cura delle dichiarazioni d’innocenza della marchesa. Siamo dinanzi a una sorta di indagine in cui la vox populi ha già individuato senza appello la colpevole e la famiglia cerca di occultare ciò che occultare non si può e di allontanare da sé qualsiasi possibilità di ascolto delle ragioni della donna. C’è poi un ulteriore livello nella ricerca della verità. Si tratta della dichiarazione ‘detta’ e non, come accaduto fino ad allora, ‘pensata’ della marchesa che afferma: “Un solo dolore nel mio animo deluso: questa piccola creatura, che ho generato nella più assoluta e completa purezza, dovrà sopportare l’infamia della nostra società borghese”. Il “borghese” Rohmer, grazie a Von Kleist, lancia un j’accuse alla sua stessa classe sociale.

Recensione di Giancarlo Zappoli: https://www.mymovies.it/film/1976/lamarchesavon/

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