Il blog del mulo

L’ultimo anello della follia (Sidney J. Furie, 2000)

Regia di Sidney J. Furie. Con Daryl Hannah, Jennifer Tilly, Bruce Greenwood, Vincent Gallo, Johanna Black, Brent Fidler, Sharon Bajer

Thriller, durata 100 min. – Canada 2000

L’incubo peggiore di ogni madre

Una casa desolata e isolata, nel bel mezzo di una brulla cittadina sconosciuta, dove l’unico altro edificio vicino è una vecchia stazione di benzina, fra l’altro disabitata. È quella la prigione di Ann (Daryl Hannah), borghesissima donna ormai prossima al parto, che viene rapita da una coppia di psicopatici (Jennifer Tilly e Vincent Gallo) i quali, essendo sterili, trovano che l’unico modo possibile per accontentare i loro desideri di paternità e maternità sia quello di rapire una sconosciuta, facendo credere, al marito di questa, che sia perita in un incidente automobilistico. Dentro quelle mura si agiterà l’estenuante gioco della vittima e del suo carnefice. Un tiro alla corda che, nel finale, si sintetizzerà nello scontro fra Ann, decisa più che mai a difendersi e a difendere il bambino che porta in grembo, ed Helen, la deviata criminale irosa e ossessionata dalla voglia di diventare madre. La protagonista del film riuscirà a divincolarsi dalla devastazione dentro un oceano di pazzia?
Un racconto nero, tragico, ma irreale. Che poteva dare di più, ma che non convince del tutto. Involontariamente comico, è paradossalmente troppo mélo nelle parti affidate alla Tilly che è stata definita dalla più crudele critica cinematografica americana come “un demente Mickey Mouse” (forse per via della voce squillante), ma che invece palesemente fa il verso alla Bette Davis di Che fine ha fatto Baby Jane?. Pochissima attenzione per un tema, quello della quasi condizione di madre, che poteva essere sviluppato con accenti psicanalitici e digressioni intimiste molto più spaventose delle quattro urla udite o di una caterva di violenze inflitte alla Hannah che, fra parentesi, sembra più ubriaca che incinta.
Superficialmente la storia è buona, Furie è ancora distante dalla qualità del suo Ipcress (1965), ma ha anche decisamente lasciato alle spalle Ragazze nel pallone (buon per noi). Si strizza l’occhio a Misery non deve morire (1990), ma abbiamo perso per strada la Kathy Bates-Annie Wilkes che ci spaventa anche solo con il suo pesante incedere.

Recensione: https://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=40423

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