Il blog del mulo

L’uomo privato (Emidio Greco, 2007)

Regia di Emidio Greco. Con Tommaso Ragno, Myriam Catania, Giulio Pampiglione, Mia Benedetta, Ennio Coltorti, Mariangela D’Abbraccio, Vanessa Gravina, Vanni Materassi, Catherine Spaak, Giorgia Wurth

Thriller, durata 100 min. – Italia 2007

Un film concettuale e rigoroso, che dice tutto con le immagini

Tra Torino e Pisa si svolge la vita di un professore universitario di Diritto, socialmente e professionalmente affermato. Dotato di grande intelligenza e di un fascino sfuggente, l’uomo e il professore conducono un’esistenza “ritirata” che sconfina qualche volta nei letti di amanti occasionali. Deciso a controllare la realtà e a tenerla accuratamente a distanza, viene suo malgrado coinvolto nella morte per suicidio di uno studente. Il ragazzo, ossessionato dalla vita del professore, ha registrato scrupolosamente le sue lezioni, i suoi comportamenti, le sue abitudini…
La forza del cinema di Emidio Greco, e in questo senso L’uomo privato non fa eccezione, sta tutta nell’essenzialità stilistica, nel razionale svolgimento narrativo e nella coraggiosa anti-spettacolarità. Il suo cinema eminentemente letterario (L’invenzione di Morel, Una storia semplice, Il Consiglio d’Egitto), si avvale questa volta di un soggetto originale scritto dallo stesso autore.
Al centro della sua storia c’è un professore senza nome, elegante ed introverso, che tiene gli occhi aperti ma finisce per avere lo sguardo di chi attraversa la realtà in stato di trance. Tutto quello che si dispiega davanti a lui, gli studenti in aula, le amanti, gli amici, i colleghi, hanno le caratteristiche di un (brutto) sogno, che la sua logica semplificatrice non sa “vedere” e comprendere. Nel film c’è solo un uomo che “esiste”, gli altri non “sono”.
Protagonista e spettatore unico del proprio sogno, l’uomo privato (e perfetto) di Tommaso Ragno, procede per forza di inerzia in un tragitto che contempla evoluzioni impreviste: la morte di uno studente. Pedinato e spiato sfacciatamente, il professore resta cieco davanti all’evidenza, incapace a raccogliere i segnali, a decifrare i codici, a leggere i simboli. Quella morte precoce lo priva per sempre del controllo sul reale. La presunzione della razionalità e della positività si stemperano fino a diventare in lui un’insospettata propensione alla vertigine.
Il film di Greco, concettuale e rigoroso, non dice nulla con le parole e tutto con le immagini. Accentuando la parte “detta” il regista privilegia la dimensione pubblica della vicenda, immergendo “l’uomo privato” nel cicaleccio ridondante e senza senso dei “salotti” e nell’abisso delle coscienze.

Recensione di Marzia Gandolfi: https://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=49662

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