Il blog del mulo

Marie Heurtin.Dal buio alla luce (Jean-Pierre Améris, 2016)

Regia di Jean-Pierre Améris. Con Isabelle Carré, Brigitte Catillon, Laure Duthilleul, Martine Gautier, Sonia Laroze

Titolo originale: Marie Heurtin. Genere Biografico – Francia, 2014, durata 95 minuti

Il difficile percorso educativo di una ragazza sorda, muta e cieca affrontato da una suora dalla volontà incrollabile

Quando la piccola Marie – sorda, muta e cieca – arriva in convento, Suor Marguerite capisce subito che la sua missione è quella di trasformare Marie da una piccola selvaggia a un essere umano capace di comunicare con gli altri. Solo dopo notevoli sforzi Marguerite comincia a vedere i frutti del suo operato, ma nel frattempo si aggrava la sua malattia: che ne sarebbe di Marie se Marguerite dovesse morire?
Il confronto con Il ragazzo selvaggio di Truffaut non viene schivato, bensì affrontato frontalmente da Jean-Pierre Améris. Il regista non cerca nuove soluzioni in questo senso, si affida alla tradizione francese e alla sua periodica rielaborazione dei dettami di Jean-Jacques Rousseau, in forme sempre nuove.
La vicenda di Marie Heurtin, basata su fatti reali avvenuti tra il XIX e il XX secolo, si presenta come esemplare per il percorso di evoluzionismo comoportamentale che porta un animale in cattività a diventare una ragazza a modo e insieme per il discorso spirituale alla base dell’opera di Améris. Marie, come tutti, si interroga sull’esistenza di Dio, ma più di tutti ha ragione di chiedersi perché agisca così, privando dei sensi taluni o di una vita lunga e felice talaltri; ma contemporaneamente è più agevolata di tutti nel vedere Dio e nell’accettare la sua esistenza, vivendo in un mondo privato della vista (e quindi dell’inganno della stessa). Per Marguerite, infine, la coraggiosa suora-tutrice che non si arrende mai, Marie è l’occasione di dare un senso alla propria esistenza e di accettare l’idea di una dipartita prematura, comprendendo l’oscuro disegno divino; la potenza del Fine è tale da infondere speranza nelle situazioni più estreme, d’altronde, e su questo Améris gioca fino in fondo le proprie carte.
Un cinema di attori – straordinarie entrambe le interpretazioni, specie di Isabel Carré, e la fisicità degli scontri tra le due protagoniste – e di contenuti, più che di regia in senso stretto, quello di Améris, che non disdegna di affrontare di petto gli stereotipi (la Madre Superiora che pare un mix di una lunga galleria di figure analoghe, da Qualcuno volò sul nido del cuculo a Magdalène) e non teme l’eccesso in senso consolatorio, con tanto di carrello che si trasforma in plongée sul finale per enfatizzarne l’impatto emotivo. Cinema medio che si attesta appena sopra l’analogo televisivo ma che sa dare al suo pubblico ciò che questo chiede, fatto non trascurabile.

Recensione di Emanuele Sacchi: https://www.mymovies.it/film/2014/marieheurtin/

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