Il blog del mulo

Non è peccato.La quinceañera (Richard Glatzer, Wash Westmoreland, 2006)

Regia di Richard Glatzer, Wash Westmoreland. Con Emily Rios, Jesse Garcia, Chalo González, David W. Ross, J.R. Cruz, Alicia Sixtos, Carlos Linares, Johnny Hawkes.

Titolo originale Quinceañera. Drammatico, durata 90 min. – USA 2006.

Tensioni e conflitti di classe nella citta degli angeli.

La Quinceañera è la ricorrenza che ogni ragazza di origini latino-americane attende con ansia: è una sorta di debutto in società che segna il passaggio all’età adulta. Magdalena spera che la sua festa sia bella come quella della cugina Eileen ma, durante i preparativi e a qualche mese dal suo quindicesimo compleanno, scopre di essere rimasta incinta. Lei e il fidanzatino non hanno consumato fino in fondo il rapporto ma nessuno le crede e il padre, un predicatore della Chiesa Evangelica, la caccia di casa. Magdalena va a vivere dal vecchio zio Tomas dal quale alloggia anche il fratello di Eileen, Carlos, come lei ripudiato dal genitore. Se all’inizio i rapporti tra i due cugini sono difficili, alla fine sboccerà una tenera amicizia. Nel frattempo Carlos inizia a frequentare i nuovi proprietari e vicini di casa, una facoltosa coppia gay bianca che presto rovinerà l’idillio della famiglia facendo sentire i tre degli emarginati in un paese che li ha accolti non senza difficoltà. Non è peccato – La Quinceañera ritrae con sensibilità una comunità di messicani in un quartiere di Los Angeles. All’interno di Echo Park l’equilibrio tra i bianchi americani e i latini scorre su un filo sottile che separa le due razze. Se da una parte c’è chi lavora in tv e dà feste esclusive riservate a pochi intimi, dall’altra ci si sacrifica per l’istruzione dei propri figli, prestando servizio in case benestanti o vendendo per strada il champurrado (tipica bevanda calda al cioccolato), aspettando la prossima Quinceañera. I registi Richard Glatzer e Wash Westmoreland raccontano con credibilità un mondo intero attraverso una storia dai tratti drammatici (ma che riserva un lieto fine) con il supporto di dettagli non trascurabili, come il cartello inquadrato per pochi secondi che pubblicizza un corso per eliminare l’accento spagnolo. A Echo Park si ride e ci si commuove, ma soprattutto si scoprono valori – la famiglia, l’amicizia – senza il peso della retorica.

Recensione di Tirza Bonifazi: https://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=44540

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