Il blog del mulo

Odissea tragica (Fred Zinnemann, 1948)

Regia di Fred Zinnemann. Con Montgomery Clift, Wendell Corey, Aline MacMahon, Jarmila Novotna, Ivan Jandl

Titolo originale Search. Drammatico, b/n durata 105 min. – USA 1948

Nella Germania dell’immediato dopoguerra, occupata dalle truppe alleate, la signora Murray e altri dipendenti dell’UNRRA si adoperano per identificare i bambini abbandonati e riunirli alle famiglie. Tra loro c’è Karel Malik, un bambino cecoslovacco sopravvissuto al campo di concentramento, dopo essere stato separato dalla madre. Traumatizzato dalla separazione, il bambino non parla e nessuno sa chi sia né da dove venga. I bambini diffidano delle persone che indossano uniformi, credendo siano come i nazisti, e quando vengono caricati su delle ambulanze vengono presi dal panico, perché sanno che i nazisti usavano veicoli simili per gasare i prigionieri. Perciò uno dei bambini, Raoul, riesce a forzare il portello dell’ambulanza e i bambini fuggono. Raoul e Karel cercano di attraversare il fiume a nuoto; Raoul annega, mentre Karel si nasconde tra le canne della riva. I soccorritori trovano il suo berrettino e ne deducono che anche lui sia annegato, e sospendono le ricerche; dopo aver ritrovato tutti gli altri bambini, li portano al centro di raccolta.
Karel cammina da solo tra le macerie della città distrutta. Un ingegnere militare americano, Steve, passando a bordo della sua jeep, nota il piccolo affamato e lo invita a salire a bordo dell’auto; ma Karel si rifiuta, poiché diffida di tutti gli adulti, in particolare di quelli che indossano una divisa. Steve riesce infine ad acciuffarlo e a portarlo nell’alloggio che gli è stato assegnato, dove abita insieme a un collega. Fa vedere al bambino che il cancello è aperto e gli fa capire che è libero e può andarsene quando vuole, così Karel si tranquillizza. Vedendo che i piedi del bambino sono piagati, Steve versa su di essi della tintura di iodio, avvertendolo che sentirà un bruciore; ma Karel rimane del tutto indifferente, e questa mancanza di reazioni dà a Steve la misura delle sofferenze che il bambino ha dovuto affrontare in tenera età, e alle quali sembra essersi abituato.
L’affetto e la comprensione di Steve vincono la diffidenza di Karel, che pian piano comincia a comportarsi come un bambino normale. Non sapendo quale sia il nome del bambino, Steve lo chiama Jim; e poiché ignora la sua nazionalità e la sua lingua di origine, inizia a insegnargli la lingua inglese. Essendo stato separato da lei quando era piccolissimo, Karel ha un ricordo molto confuso della madre; solo un’immagine sfocata in cui la vede al di là di un filo spinato. Steve scrive alla sua fidanzata chiedendole se acconsente ad adottare insieme a lui il bambino, e ottenuta una risposta positiva, decide di iniziare le pratiche per l’adozione. Steve ignora che la signora Hannah Malik, madre di Karel, è ancora viva, e che, essendo anche lei stata liberata da un campo di concentramento, vaga da un centro di raccolta all’altro alla ricerca di suo figlio. Giunta al centro di raccolta in cui lavora la signora Murray, Hannah vede casualmente il berrettino che è stato raccolto dall’acqua e lo riconosce. La signora Murray la informa che il bambino che indossava quel berrettino è annegato. Hannah decide di restare lì ad occuparsi degli altri bambini, riversando su di loro l’affetto che non può più dare al figlio.
Quando Steve porta Karel al centro di raccolta per iniziare le pratiche di adozione, la signora Murray riconosce il bambino che credeva annegato, e lo porta alla stazione, dove Hannah sta accompagnando una fila di bambini al treno. I due si incrociano e si abbracciano, e dopo tante tribolazioni sono finalmente riuniti.

Recensione: https://it.wikipedia.org/wiki/Odissea_tragica

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