Il blog del mulo

Quattro vite (Arnaud des Pallières, 2016)

Regia di Arnaud des Pallières. Con Adèle Haenel, Adèle Exarchopoulos, Solène Rigot, Vega Cuzytek, Jalil Lespert, Gemma Arterton, Nicolas Duvauchelle, Sergi López, Karim Leklou, Robert Hunger-Bühler, Edéa Darcque

Titolo originale: Orpheline. Genere Drammatico, – Francia, 2016, durata 117 minuti

Ritratto di donna in quattro tempi. Cambiano volti e nomi ma non il bisogno intenso d’amore

Kiki, Karine, Sandra, Renée sono la stessa donna. Al presente è Renée a incarnarle tutte. Le nasconde nel fondo di sé dove cova un passato che non passa mai. Il leitmotiv della sua esistenza sono gli uomini e la violenza, quella fisica e quella psicologica. Ma adesso c’è Darius che la ama davvero, un lavoro da insegnante e il desiderio di avere un figlio. Tra il presente e il futuro, si insinua Tara, una femme fatale venuta dal passato per chiederle il conto.
Marcel Proust aveva una sua teoria sul passato, quel tempo perduto di cui è fatto il presente che concepisce l’avvenire. Aveva la sua teoria sulle persone che diventiamo nel corso della vita, sovente estranee l’una all’altra. Il bambino che eravamo non assomiglia mai all’adulto che siamo diventati. Di dentro. È quella invisibile transizione l’origine di Quattro vite: comporre la metamorfosi di una donna interpretata da quattro attrici differenti.
L’idea è semplice ma bisognava pensarci. Siamo diversi a ogni età, forgiati, pervasi, erosi dagli incontri, gli scacchi, i successi, gli accidenti, gli azzardi della vita.
Procedendo dal presente verso il passato, Arnaud des Pallières ci presenta Renée (Adèle Haenel) che articola come una matrioska. Dentro la donna (Renée) c’è la giovane donna (Sandra), dentro la giovane donna c’è l’adolescente (Karine), dentro l’adolescente c’è la bambina (Kiki). Renée (Adèle Haenel) vive al riparo dal passato, Sandra (Adèle Exarchopoulos) ‘scommette’ sui suoi vent’anni, Karine (Solène Rigot) fugge gli abusi, Kiki (Vega Cuzytek) è testimone di un dramma. La ‘loro’ esistenza si svolge sullo schermo in ordine di apparizione e dentro un mondo dominato da patriarcato e machismo (padre brutale, amanti miserevoli, padrini mafiosi).
Non è il cambiamento fisico a interessare il regista, che elude creativamente i limiti dell’invecchiamento al cinema, quanto l’intercettazione e l’ascolto di una nuova soggettività ad ogni stazione, una nuova persona di fronte al mondo e in rapporto all’età. La nota segreta del ritratto, che cambia di volto e di nome, è la domanda d’amore. Un bisogno immenso e senza fondo che ciascuna delle attrici interpreta con sensibilità e urgenza, contribuendo a garantire la continuità narrativa e un epilogo di indipendenza.

Recensione di Marzia Gandolfi: https://www.mymovies.it/film/2016/orpheline/

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