Quel freddo giorno nel parco (Robert Altman, 1969)

Regia di Robert Altman. Con Sandy Dennis, Michael Burns, Susanne Benton, Michael Murphy

Titolo originale: That Cold Day in the Park. Genere Drammatico – USA, 1969, durata 113 minuti

Vancouver. Frances Austen è una trentaduenne che vive in ampio appartamento borghese (ereditato dalla madre) circondata da amici che hanno almeno vent’anni più di lei. In un giorno piovoso, Frances scorge nel parco che si trova sotto le sue finestre un giovane biondo seduto su una panchina. Lo invita a salire per asciugarsi. Lo rifocilla, gli offre abiti asciutti e lo ospita per la notte. Il ragazzo non parla ma sembra estremamente mite. Si allontana poi dall’appartamento e si reca dalla sorella che sta avendo un rapporto sessuale. In questa occasione scopriamo che non è muto anche se continuerà a fingersi tale negli incontri con Frances.
Al suo terzo lungometraggio (il suo primo veramente personale) Altman incappa negli strali della critica, ivi compresa quella solitamente più avveduta. Lo stesso Roger Ebert stronca il film salvando solo la sceneggiatura di Michael Burns (in parte) e la fotografia di Laszlo Kovacs. La sua lettura giunge alla conclusione che il film è di fatto un horror mal riuscito o tutt’al più un thriller che non funziona. Non è affatto così perché lo spirito con cui viene affrontata la materia è totalmente differente.
Altman ci descrive due disagi psicologici profondi. Due non uno. Perché apparentemente è Frances quella che soffre del disturbo più palese. È una donna chiusa in se stessa (anche fisicamente, vedi le sbarre alle finestre) a cui la frequentazione di persone formali e non coetanee restringe ancora di più i limiti dell’orizzonte. Che finisce con il ridursi a quel ragazzo su quella panchina che diviene l’oggetto di un desiderio troppo a lungo represso che è anche difficile mettere a fuoco, così come sapientemente ci suggerisce più volte la fotografia. Lui tace e lei parla a lungo con tono servizievole punteggiando le sue richieste con numerosi ‘please’. Ma anche lui non è libero anche se apparentemente più abile di lei nel manipolare gli altri. Di fatto è a sua volta succube del desiderio incestuoso della sorella che sa come provocarlo fin quasi al punto estremo della sua resistenza. Sono due mondi destinati a rimanere distanti nonostante tutte le possibili forzature. Lui può diventare ‘suo’ solo con la forza mentre lei ha dentro ferite troppo profonde perché possano essere mitigate solo con dei sorrisi compiacenti. Altman inizia così un viaggio nell’intimo dei suoi personaggi le cui tappe saranno numerose e sempre meritevoli di interesse.

Recensione di Giancarlo Zappoli: https://www.mymovies.it/film/1969/quel-freddo-giorno-nel-parco/

3 replies to “Quel freddo giorno nel parco (Robert Altman, 1969)

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