Il blog del mulo

QUINTO POTERE (Sidney Lumet, 1976)

Un film di Sidney Lumet con Peter FinchWilliam HoldenFaye DunawayRobert DuvallNed BeattyLane SmithCast completo Titolo originale: Network. Genere Drammatico – USA1976durata 121 minuti. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +16

Howard Beale, commentatore del notiziario televisivo della UBS, è sul punto di essere licenziato dal network per il quale lavora. Una sera, durante la messa in onda, Beale dichiara di volersi suicidarsi in diretta di fronte a milioni di persone. Il suo annuncio provoca immediatamente un grande clamore mediatico; e mentre Max Schumacher, il direttore del servizio notizie, mostra preoccupazione per il suo vecchio amico, i dirigenti della UBS decidono di sfruttare la situazione per aumentare gli ascolti del network.
All’interno dell’ampio panorama della cinematografia americana degli anni ’70, un posto di assoluto rilievo è occupato senza dubbio da Quinto potere, diretto dal maestro Sidney Lumet nel 1976. Scritto da Paddy Chayefsky, un illustre sceneggiatore cinematografico che ha lavorato a lungo per il piccolo schermo, il film di Lumet costituisce un apologo impietoso e graffiante del mondo della televisione, vibrante metafora della società moderna e del ruolo assunto dai mass-media nella nostra vita quotidiana. Accolto con inedito entusiasmo da parte della critica e del pubblico, Quinto potere si è aggiudicato numerosi riconoscimenti, fra cui quattro Golden Globe e quattro premi Oscar: miglior attore, miglior attrice, miglior attrice non protagonista e miglior sceneggiatura. Selezionato dall’American Film Institute nella classifica delle cento pellicole più importanti di tutti i tempi, il capolavoro di Lumet risulta ancora più attuale oggi di quando è uscito per la prima volta nelle sale, e dopo oltre tre decenni non ha perso un grammo della sua incredibile carica provocatoria.
Per certi versi, si potrebbe quasi dire che Quinto potere sta alla televisione come Viale del tramonto sta al cinema. Non a caso il titolo originale, Network, identifica fin da subito il tema alla base dell’opera di Lumet: l’impero della televisione (e quindi dell’informazione televisiva), paragonabile a quell’altro impero mediatico – la stampa – così efficacemente descritto da Orson Welles nel leggendario Quarto potere. Personaggio centrale della vicenda è Howard Beale (Peter Finch), un anchor-man di mezza età che una sera, pochi giorni prima di essere licenziato a causa dei suoi bassi indici d’ascolto, annuncia in diretta televisiva di volersi suicidare. Travolto dalle polemiche, Beale attira però su di sé l’attenzione del pubblico e dei media, al punto che i dirigenti del network si servono di lui per risollevare l’audience della rete. In breve tempo, l’anonimo commentatore del notiziario si trasforma nel “pazzo profeta dell’etere”, un predicatore che arringa le folle con toni rabbiosi ai limiti dell’isterismo. Convinto di essere stato scelto da un’entità superiore per “parlare all’umanità”, Beale non esita a scagliare il suo furioso grido d’accusa contro i mali dell’epoca contemporanea, e a denunciare il disagio dell’individuo in una civiltà che calpesta i singoli esseri umani.
Attorno a Beale, simbolo della degenerazione della Tv odierna, ruotano poi tutti gli altri personaggi del film. A partire da Max Schumacher (William Holden), collega di lunga data di Beale, che tenta invano di salvare il suo amico dal baratro della follia dentro il quale sta precipitando. Figura dai contorni crepuscolari, Schumacher sembra essere l’unico, fra i dirigenti del network, a mantenere un briciolo di onestà e di etica professionale; il suo sguardo malinconico e disincantato non può fare a meno di constatare la deriva della società, ormai priva di qualunque principio morale. Personaggio opposto e complementare a quello di Schumacher è Diana Christensen (Faye Dunaway), la responsabile del settore programmi della UBS: una donna ambiziosa e senza scrupoli, che persegue con feroce determinazione l’unico obiettivo della propria esistenza, l’auditel (“Tutto ciò che voglio dalla vita è un indice di trenta e un alto gradimento”). Fredda, cinica e manipolatrice, Diana è la perfetta incarnazione di un sistema di valori basato sul successo ad ogni costo: in nome degli ascolti, la donna non esita a dar vita ad una televisione sensazionalistica che si alimenta delle frustrazioni e del desiderio di violenza del pubblico. Arriva perfino a stipulare accordi con un gruppo di fanatici terroristi dell’underground rivoluzionario (l’Esercito di Liberazione Ecumenico) per ottenere in esclusiva filmati di rapine e di altri atti criminali da mandare in onda durante un programma chiamato L’ora di Mao Tse-tung. Diana è talmente ossessionata dal suo lavoro che non riesce a smettere di parlare di indici d’ascolto neppure nel momento in cui sta per raggiungere l’orgasmo; e proprio nel corso della sua relazione con Max Schumacher emerge il vuoto nascosto nell’animo della donna, incapace di provare qualunque sentimento reale e genuino. “Tu sei la televisione incarnata, Diana” le dice Schumacher, in un durissimo confronto conclusivo; “indifferente alla sofferenza, insensibile alla gioia. (…) Sei la pazzia, Diana: pazzia furiosa. E tutto quello che tocchi muore con te”.
Mirabilmente sospeso fra dramma e satira, in un’abile miscela dei toni della farsa e del grottesco, Quinto potere ci offre una vivida ed inquietante rappresentazione di un mondo che sta perdendo tutti i suoi punti di riferimento e di una nazione pronta ad obbedire alle parole di un Messia dell’etere; come nella celeberrima scena, divenuta ormai cult, in cui Beale ordina agli spettatori di recarsi alla finestra e di mettersi ad urlare la frase: “Sono incazzato nero e tutto questo non lo accetterò più!”. Ma fra le numerose sequenze da antologia, ce n’è almeno un’altra che non si può non menzionare: quella in cui gli executive del network progettano con pragmatica impassibilità l’assassinio in diretta di Howard Beale, “il primo caso conosciuto di un uomo che fu ucciso perché aveva un basso indice d’ascolto”. Quello che ne viene fuori è il ritratto agghiacciante di una società dominata dalle perverse regole del successo, e in cui i confini tra informazione e spettacolo non sono più distinguibili; un ritratto tracciato con sardonica ironia, ma non per questo meno sinistro ed angoscioso.
La brillante sceneggiatura di Chayefsky, condita con un formidabile humor nero, è coadiuvata dalla magistrale regia di Lumet, che valorizza al massimo le doti di un cast di prima categoria. L’attore inglese Peter Finch, scomparso poco dopo l’uscita del film e ricompensato con un Oscar postumo, strappa l’applauso per il pathos con cui si immerge nei panni del tele-predicatore sull’orlo della follia, in contrasto con la performance misurata e sotto le righe di un altrettanto eccezionale William Holden. Straordinaria anche l’interpretazione di una strepitosa Faye Dunaway, che ha vinto il premio Oscar come miglior attrice grazie al ruolo di Diana Christensen, da annoverare fra i più memorabili personaggi femminili mai visti sul grande schermo. Vanno ricordati inoltre Robert Duvall nella parte di Frank Hackett, uno degli arroganti dirigenti del network, e Ned Beatty in quella di Arhtur Jensen, presidente della società proprietaria della UBS, che in un lungo e delirante monologo espone a Beale i principi di quello che lui definisce “il sistema del dollaro”. Beatrice Straight, nel breve ruolo (meno di sei minuti) di Louise, la moglie tradita di Max Schumacher, ha ricevuto l’Oscar come miglior attrice non protagonista.

commento di Stefano Lo Verme visibile quì:

https://www.mymovies.it/film/1976/quinto-potere/

tres che vi propone questo film tratto dal mio DVD con il consueto software DVDFAB11

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