Il blog del mulo

Sangue pazzo (Marco Tullio Giordana, 2008)

Regia di Marco Tullio Giordana. Con Monica Bellucci, Alessio Boni, Luca Zingaretti, Maurizio Donadoni, Tresy Taddei. «continua Luigi Diberti, Massimo Sarchielli, Mattia Sbragia, Alessandro Di Natale, Giovanni Visentin, Paolo Bonanni, Gilberto Arrivabene, Mohammed Aden Sheik, Aurora Quattrocchi, Manrico Gammarota, Paola Lavini, Danilo De Summa, Giovanni Di Benedetto, Giorgia Barbato, Mirko Aimar, Giuseppe Marchese, Antonio Carillo, Claudio Spadaro, Mario Pegoretti, Marco Riccardo Velutti, Stefano Scandaletti, Giovanni Bissaca, Lorenzo Acquaviva, Marina Rocco, Lavinia Longhi, Manuela Massarenti, Gledis Cinque, Adriano Wajskol, Giorgio Sangati, Maria Concetta Liotta, Stefano Maria Mioni, Chiara Borgonovi, Daniele Ferrari, Jean Rossi, Giovanni Albanese, Dil Gabriele Dell’Aiera, Alessandro Bressanello, Sonia Bergamasco, Luigi Lo Cascio, Marco Paolini, Paolo Riva

Genere Drammatico – Italia, 2008, durata 150 minuti.

Giordana riflette sul popolo italiano ai tempi del fascismo raccontando come “personaggi” due personalità realmente esistite.

1945. A pochi giorni dalla Liberazione Osvaldo Valenti, attore famoso e ufficiale della X Mas guidata da Junio Valerio Borghese, decide di consegnarsi a una brigata partigiana comandata da Golfiero, regista inviso al Regime e mandato in passato al confino. Quella che Valenti cerca è la salvezza per sé e la sua compagna Luisa Ferida.
A partire da questa resa si ripercorre la vita dei due personaggi rimasti a lungo sulla ribalta del cinema italiano. Valenti, attore istrionico e uomo pronto a qualsiasi esperienza fino a divenire tossicodipendente, incontra Luisa attricetta alle prime armi e ne fa la sua amante benché lei fosse invece pronta a concedersi a Golfiero non conoscendone l’omosessualità. Da quel momento inizia un rapporto intriso di passione e di voglia di ribellarsi al conformismo di regime pur rimanendo Valenti un sostenitore del fascismo al punto di rifiutare l’incarico di Direttore Generale dello spettacolo (una carica che dopo l’8 settembre gli avrebbe facilmente consentito di viaggiare con la Ferida allontanandosi cosi’ dall’Italia dilaniata). I due invece scelgono di unirsi alla Repubblica Sociale. Valenti trova in Borghese un altro personaggio al di fuori delle regole e si arruola nella X Mas. Nel momento del crollo di tutte le speranze di una revanche nazifascista i due però godono di una pessima fama. La vox populi vuole infatti che abbiano coadiuvato le abominevoli azioni di tortura della banda guidata dallo psicopatico Koch e che Luisa abbia anche danzato nuda per eccitare i torturatori. Sarà questo marchio d’infamia (mai supportato da prove convincenti) che li condurrà all’esecuzione.
Marco Tullio Giordana è senz’altro un regista coraggioso. L’uomo che aveva esordito con Maledetti vi amerò e che ha diretto film dal forte marchio di impegno progressista come I cento passi e La meglio gioventù rischia ora di essere inserito d’ufficio nella lista dei peggiori revisionisti della storia della Resistenza.
Cos’è successo? È possibile che il regista di un film di sei ore fortemente contrastato dalla Rai del governo Berlusconi 2 e poi mandato in onda (in seguito all’inatteso successo nelle sale) quasi di nascosto, si sia ora arruolato nelle file opposte? Non è possibile. Infatti Giordana rimane la persona rigorosa che è sempre stata anche quando racconta dei fatti che possono risultare sgraditi a quella parte politica che in passato lo ha sostenuto.
Anche perché questo progetto è nato nel 1980 e solo dopo il successo de La meglio gioventù ha potuto trovare una sua prima possibilità di produzione. Giordana vuole ristabilire la verità e raccontare di un popolo, quello italiano, pronto a elevare sugli altari della popolarità e del riconoscimento pubblico così come ad abbattere nella polvere del disprezzo. Allora come oggi e in più di un’occasione solo sulla base di calunnie e non di fatti. Detto ciò vanno aggiunte alcune brevi considerazioni. Una convinzione ormai radicata vuole che Monica Bellucci non sappia recitare e che faccia leva esclusivamente sulle sue doti fisiche. Giordana dimostra che, se ben diretta, la star è anche un’attrice ma possiamo stare certi che per molta critica sarà più semplice continuare a riproporre le valutazioni del passato. Zingaretti invece rischia molto con questa interpretazione istrionica a tutto tondo perché finché si è Montalbano o Don Puglisi è un conto, quando si diventa Osvaldo Valenti mostrando la maschera ma anche l’uomo il discorso cambia.
Chi accuserà Sanguepazzo di essere un feuilleton melodrammatico non avrà probabilmente tenuto conto che, per quei personaggi, quello era il modo di leggere e ‘mettere in scena’ la vita. Resta semmai una duplice critica da fare a Giordana. Desiderando fare onestamente chiarezza sulla vicenda ha rischiato di descrivere come ‘personaggi’ Ferida e Valenti disegnando attorno a loro una sorta di museo delle cere di personalità realmente esistite (anche se, come abbiamo detto, Zingaretti offre più volti del personaggio) finendo così, ad esempio, con il tratteggiare Junio Valerio Borghese come un distinto signore in cerca di emozioni diverse.
C’è poi quel finale, quello sì davvero pericoloso soprattutto per i molti, troppi giovani che hanno una conoscenza approssimativa di quei tempi; Se Giordana si preoccupa, giustamente del risorgente neonazifascismo, avrebbe fatto bene a pensare che chiudere in questo modo il film può far davvero scattare la molla del giudizio “erano tutti uguali”. Non è vero e non è sicuramente quello che Giordana vuole. Ma il rischio c’è e non andava sottovalutato.

Recensione di Giancarlo Zappoli: https://www.mymovies.it/film/2008/sanguepazzo/

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