Il blog del mulo

Slender man (Sylvain White, 2018)

Regia di Sylvain White. Con Joey King, Julia Goldani Telles, Jaz Sinclair, Annalise Basso, Javier Botet, Kevin Chapman, Michael Reilly Burke, Kayla Caulfield, Damon D’Amico Jr, Alex Fitzalan

Genere Horror – USA, 2018, durata 93 minuti

Slender man arriva al cinema: l’icona horror funziona ma il film convince poco sul piano della narrazione

Alcune amiche adolescenti vivono stretta la cittadina del Massachusetts dove abitano e favoleggiano di scappare e vivere altrove. Nel frattempo, per passare la serata, decidono di fare come alcuni loro amici maschi e di evocare il misterioso Slender Man, entità maligna di cui si favoleggia su internet: può manifestarsi, si dice, in varie forme ed è dotato di poteri ipnotici che rendono inermi le sue vittime. Naturalmente, non pensano esista sul serio. In ogni caso, compiono il rituale di evocazione. Niente sembra succedere, perciò le ragazze passano ad altro. Una settimana dopo, Katie, una delle ragazze, scompare misteriosamente nel bosco. Il papà di Katie, disperato, dà fuori di matto. Le ragazze si sentono in colpa e cominciano a pensare che dietro a quella sparizione possa davvero esserci Slender Man. E pensano che solo entrando in contatto con quell’essere mostruoso e misterioso possono sperare di riportare indietro Katie. Naturalmente, il compito non è per niente facile e richiede che si mettano in gioco con tutte loro stesse.
Creato qualche anno fa da Victor Surge (nome d’arte di Erik Knudsen) e diventato in breve un fenomeno internettiano, Slender Man arriva ora al cinema in una versione che fa poco per renderlo significativo e originale.
La figura di Slender Man come risulta dal film infatti non è altro che quella, super classica, dell’Uomo Nero, attualizzata ai tempi del web e appena arricchita di qualche sporadico particolare suggestivo che ne dovrebbe accrescere la capacità di fungere da personaggio mitico, da leggenda vivente (e urbana). L’effetto finale è però un po’ generico, non troppo diverso da altri Babau del cinema horror di ieri e di oggi, con più di qualche ascendenza, anche a livello di “propagazione”, con le figure spettrali del nuovo corso (nuovo quando uscì, naturalmente) fantasmatico giapponese rappresentate in primo luogo da Ring di Hideo Nakata. Come icona horror, Slender Man funziona discretamente, comunque, grazie a una raffigurazione visiva di buona efficacia, ma nel film rimane sotto utilizzato.
I personaggi delle ragazze protagoniste sono poco caratterizzati e poco tempo viene dedicato a presentare e spiegare il forte rapporto che le unisce e che in fondo è il motore principale della storia, quello che spinge le superstiti a rischiare moltissimo per salvare l’amica scomparsa. La conseguenza è che viene a mancare il pathos che avrebbe maggiormente coinvolto gli spettatori.

Recensione di Rudy Salvagnini: https://www.mymovies.it/film/2018/slenderman/

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