Il blog del mulo

TOPAZ ( Alfred Hitchcock)

Un film di Alfred Hitchcock con Frederick StaffordMichel PiccoliPhilippe NoiretRoscoe Lee BrowneClaude Jade Genere Spionaggio – USA1969durata 108 minuti. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13

Dopo il Sipario strappato (1966), per un lungo periodo Hitchcock non riuscì a trovare alcun soggetto che lo ispirasse e che, al tempo stesso, risultasse gradito anche alla Universal – la casa di produzione per cui lavorava – la quale intendeva rifarsi del deludente risultato economico ottenuto con il precedente film di Hitch. Alla fine fu proprio la Universal a proporre al regista l’adattamento di Topaz, un romanzo di Leon Uris di cui erano appena stati acquistati i diritti; non avendo nulla di meglio sottomano, Hitchcock acconsentì. “Topaz” scrive Truffaut “era un romanzo di spionaggio i cui unici pregi erano di ispirarsi a una storia vera -la presenza di un agente comunista fra i collaboratori del generale De Gaulle [e la crisi di Cuba del 1962] – e di essere un best-seller in America.” I difetti, invece, erano molti: “la storia si svolgeva in troppi luoghi diversi, era stracolma di conversazioni e di personaggi” e poneva quindi notevoli problemi di sceneggiatura, che non furono affatto diminuiti dalla collaborazione – in una fase iniziale -dello stesso Uris.
Al momento di iniziare le riprese, Hitchcock disponeva quindi di una sceneggiatura del tutto insoddisfacente, che certo non gli permetteva di girare con la tranquillità di cui sempre aveva bisogno nel momento in cui affrontava il lavoro sul set. Era già a Londra per i sopralluoghi quando decise di eliminare la sceneggiatura di Uris e di pregare Sam Taylor – lo sceneggiatore della Donna che visse due volte -di raggiungerlo al più presto per riscrivere tutto da capo. Il tempo stringeva e Taylor si trovò a rimetter mano alla sceneggiatura in fretta e furia, avendo a volte solo alcune ore a disposizione prima delle riprese.
Non andò molto meglio con la scelta del cast; con Topaz Hitch si avventurò nel campo della produzione cinematografica a carattere internazionale, tipica della politica imprenditoriale degli studi americani negli anni ’60. I collaboratori e gli attori erano scelti nei diversi Paesi in cui il film veniva girato (o anche altrove) e infatti, a Topaz, parteciparono un direttore della fotografia inglese, un musicista francese e attori americani, canadesi, francesi, scandinavi e spagnoli. Di conseguenza il cast non poté essere completamente definito prima delle riprese e molti attori furono ingaggiati solo poco tempo prima di girare; tutto ciò contribuì, naturalmente, a innervosire Hitchcock. Inoltre, benché le risorse economiche non mancassero, si preferì destinarle alle riprese all’estero e alle scenografie, anziché alla costituzione di un cast prestigioso: i protagonisti di Topaz sono così quasi tutti illustri sconosciuti (il che non sarebbe di per sé un male, se fossero bravi e convincenti: il problema è che così non è).
Anche le riprese ebbero qualche contrattempo: a Parigi il Ministero della Cultura -irritato per il fatto che il film mostrava dei francesi traditori -ritirò il permesso di girare in Francia che aveva in un primo tempo concesso e fu necessario l’intervento dell’ambasciatore statunitense per sbloccare la situazione.
Dopo le riprese in Europa, la troupe si trasferì negli studi di Hollywood, dove furono approntati alcuni set molto costosi: l’Hotel Theresa di Harlem – dove Fidel Castro aveva soggiornato nella sua ultima visita negli Stati Uniti e che in seguito era stato demolito -, la bella villa in cui è ospitato il transfuga Kusenov, una strada cubana, alcune parti dell’aeroporto La Guardia di New York così com’erano nel 1962…
Dulcis infundo: i guai più grossi vennero proprio a lavorazione conclusa. Alle anteprime, infatti, il pubblico mostrò di non gradire il finale che Hitchcock aveva girato e così il regista si trovò costretto a pensarne un altro, quando ormai gli attori non erano più disponibili. Furono realizzati altri due finali, uno dei quali è quello che è rimasto (e che pare sia dovuto a qualche collaboratore della Universal, piuttosto che a Hitch), mentre l’altro, privo di risvolti drammatici, fu anch’esso scartato: i due agenti nemici, Dévereaux e Colombine, si ritrovavano all’aeroporto, uno in partenza per Washington e l’altro per Mosca, e si salutavano con un gesto della mano.
“Un vero disastro”, fu l’unico commento che Hitch si limitò a fare a proposito di Topaz, di cui si rifiutò sempre di discutere. Il film ebbe un esito fallimentare: la critica non lo apprezzò e il pubblico -che fra l’altro non ne poteva più delle storie di spionaggio a cui il “fenomeno James Bond” aveva dato la stura -nemmeno. Dopo il deludente risultato del Sipario strappato (che seguiva a sua volta l’insoddisfacente accoglienza ricevuta da Marnie), Hitch toccava, con Topaz, il punto più basso della sua carriera.
Eppure vi sono in Topaz sequenze molto belle, all’altezza dell’Hitchcock migliore. Il critico Robin Wood ne individua tre in particolare, che anche a nostro avviso sono le più interessanti: quella iniziale, della fuga a Copenaghen, quella dell’Hotel Theresa ad Harlem e quella dell’uccisione di Juanita. Le prime due sono sequenze di suspense “meticolosamente articolate […], costruite entrambe sul principio dello sguardo : sguardi scambiati, sguardi non percepiti, sguardi intercettati […] La scena dell’Hotel Theresa è un esempio notevolmente complesso dell’uso hitchcockiano di inquadrature in cui fondamentali sono il punto di vista e il coinvolgimento dello spettatore”. Nella prima parte lo sguardo è quello di Dévereaux al di là della strada: la scena “ha qualcosa della tensione e della fascinazione della Finestra sul cortile, con Dévereaux spettatore e regista, dominante eppure impotente. Nella parte centrale della scena, all’interno dell’hotel, passiamo dal punto di vista della spia Dubois a quello di Juribe a quello di Rico Parra […] di modo che, come nella scena della festa di Notorious, siamo coinvolti in un complesso di tensioni piuttosto che identificarci con un singolo personaggio. Inoltre talvolta Hitchcock aumenta la tensione facendo agire le tecniche di identificazione contro la naturale gravitazione delle nostre simpatie”; per esempio, pur “stando dalla parte” di colui che sottrae i documenti, condividiamo l’ansia di Rico Parra quando scopre che la valigia gli è stata rubata.
Infine la morte di Juanita, una scena “caratterizzata da un’intensa e complessa retorica di montaggio, movimenti di macchina e angolazioni”: la soggettiva di Juanita che scende le scale (carrello avanti), il particolare di Parra che afferra le braccia della donna, il lento carrello circolare che li avvolge entrambi poco prima che Parra spari (ricorda il famoso bacio fra Scottie e Judy/Madeleine in La donna che visse due volte) e infine l’inquadratura dall’alto in cui Juanita cade a terra, mentre il suo vestito si allarga “come i petali di un fiore” (Wood) o come una macchia di sangue (in qualche modo l’immagine è stata anticipata dalla rottura della statuina di due amanti all’inizio del film).

commento visibile quì:

https://www.mymovies.it/film/1969/topaz/

tres, che vi regala qust’altro film

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