Il blog del mulo

UN TRAM CHE SI CHIAMA DESIDERIO (Elia Kazan, 1951)

Un film di Elia Kazan con Marlon BrandoVivien LeighKarl MaldenKim HunterRudy BondNick Dennis Titolo originale: A Streetcar Named Desire. Genere Drammatico – USA1951durata 122 minuti. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: V.M. 18

Blanche DuBois ha i nervi fragili e un passato da nascondere sotto la nebbia di New Orleans. Arenata in fondo a un sogno e alla linea di un tram chiamato Desiderio, Blanche trova rifugio e protezione nell’abbraccio di Stella, la sorella minore coniugata all’irascibile e primitivo Stanley Kowalski. In fuga da una vita disastrosa, decaduta e sconfitta incontra Mitch, l’amico gentile di Stanley che vorrebbe sposarla e proteggerla. Ma la convivenza forzata, le maniere ‘informali’ del cognato e quel sentimento appena nato e subito rinnegato non faranno che alterare il suo equilibrio mentale precipitandola nella follia.
Adattamento della pièce (forse) più celebre di Tennessee Williams, Un tram che si chiama Desiderio segna l’irruzione delle pulsioni nell’universo fino a quel momento inflessibilmente misurato dei conflitti sentimentali hollywoodiani. Dopo averla portata in scena a Broadway per due anni, Elia Kazan la traspone sullo schermo rispettando il découpage della versione letteraria, undici scene raccordate da dissolvenze incrociate e dissolvenze in nero. I chiaroscuri espressivi isolano i corpi e i sentimenti dei tre protagonisti accomodati in un interno, in cui si scontrano due concezioni diametralmente opposte: il vecchio Sud idilliaco e agreste incarnato da Blanche e il modernismo brutale e urbano impersonato da Stanley.
Scandito dai tre bagni di Blanche, Un tram che si chiama Desiderio è dominato nel prologo dall’amore di Stella e Stanley e confortato dal ménage tumultuoso dei vicini che rappresentano la vita del quartiere popolare che anima le Vieux Carré. La relazione tra i coniugi e i momenti di distensione ludica non fanno che emergere l’isolamento di Blanche, elemento perturbatore precipitato in un equilibrio che si cerca ancora e che un bambino in arrivo dovrà definitivamente sancire. Nell’economia emotiva del film, i vicini costituiscono una sorta di coro che ‘commenta’ una parabola tragica ‘affacciata’ sugli Elysian Fields, la avenue in cui abitano Stella e Stanley e in cui sferraglia il tram del titolo. Desire e Cemetery indicano gli estremi della linea (origine/destinazione) e il senso di marcia di un dramma domestico, il percorso di un desiderio impossibile da soddisfare che condurrà al ‘trapasso’ attraverso i Campi Elisi.
Lungo questa linea ferrata, la Southern lady di Vivien Leigh, cresciuta ed educata secondo i criteri di decoro e di buone maniere in una ricca famiglia del Mississippi, dispiega un ventaglio di isteria in faccia al cognato di Marlon Brando che la smaschera, denuncia e distrugge agli occhi del mondo, naufragando ogni speranza di unione con l’uomo che la corteggia e su cui ha esercitato la sua artefatta sofisticatezza. Schiacciata dalle aspettative di una cultura patriarcale che la vuole casta e spirituale, votata alla repressione delle proprie pulsioni sessuali e alla negazione della fisicità, la Blanche di Williams si offre agli uomini in preda al materialismo, all’isterismo, all’ipocondria, alla nevrosi. I nervi di Blanche, fragilissima, veneta di follia e consumata dalle menzogne, le delusioni e l’alcol, sono esposti all’alto voltaggio di una cultura ossessionata dalla purezza di un modello femminile contraddittorio, fuori dal tempo ma ancora lontano dall’esaurirsi. Esposta a ogni tipo di corruzione fisica e morale, Blanche finisce nella rete di Stanley, il cognato inviso con cui stabilisce un’attrazione malata. Le partite di poker giocate con gli amici intorno a un tavolo e dentro una nuvola di fumo esemplificano emblematicamente la simmetria della loro relazione. Stanley perde la prima mano mentre Blanche acquista un ascendente sulla sorella (e su Mitch) e un vantaggio sul cognato. Vantaggio che conserva fino al prossimo giro di poker in cui Stanley vince e Blanche è perduta. Per sempre.
Se i dialoghi sono decisamente letterari, le immagini vengono scolpite da Kazan con luce e ombra fino a raggiungere un realismo poetico. I dettagli vestimentari, le toilettes capricciose (e impalpabili) di Blanche, la biancheria da notte di Stella, la t-shirt strappata di Stanley, contribuiscono poi a diffondere sul film un’atmosfera di torbida sensualità che seduce lo spettatore, indeciso tra la schizofrenia fragrante di Vivien Leigh e l’intelligenza istintiva di Marlon Brando. L’attore, che aveva già trionfato a teatro nello stesso ruolo, è portatore di un ‘metodo’ innovativo messo servizio del realismo sociale di Kazan. Stanley Kowalski è uno dei personaggi costituivi del mito Brando che inventa al cinema un nuovo tipo di attore. A ventisette anni tutto è già raggiunto: incontra il ruolo della vita, trova un autore mentore, definisce lo stile della sua recitazione e ottiene riconoscimento e successo. Il seguito della carriera si dispiega più in una logica di dimostrazione che di conquista, una scalata in potenza che assomiglia qualche volta a una terapia, qualche altra a un rituale masochista, esacerbando la tensione tra la forza virile che emana e la dolente fragilità che trattiene.
Resistente al dolore come al desiderio, Brando è lo scoglio di virilità contro cui frange rovinosamente la libido di Blanche e il suo ideale di raffinatezza. Bellezza diafana che non sopporta “le luci violente” e si disfa al cospetto triviale di Brando, Vivien Leigh è il cuore survoltato di un dramma girato negli anni Cinquanta e ambientato nel dopoguerra. Raffinata e colta la sua Blanche cela la nevrosi dietro una facciata di esoticità culturale, sotto le pellicce sintetiche e le tiare di strass nel tentativo di rimarcare una differenza dalla volgarità in cui cerca di non sprofondare.
L’impianto teatrale del film di Kazan è compensato dal naturalismo delle interpretazioni. È sui volti e i corpi, promiscuamente vicini, che si concentra lo sguardo del regista superando la fenomenologia degli attori e scavando un percorso interiore che da una parte scatena il sadismo e la carica erotica di Stanley e dall’altra eccita l’instabilità e la ninfomania di Blanche. Il blues, le canzoni popolari e la polka (“Varsouviana”) che solo Blanche intende, fanno il resto, accompagnando il declino progressivo della protagonista e ‘muovendo’ gli elementi scenografici del film.
In un’epoca in cui organizzazioni come la National Legion of Decency avevano diritto di veto, Un tram che si chiama Desiderio mostra la corda della finzione sociale, guadagnando la ribalta del palcoscenico alle incrinature della condizione femminile nel ‘sud del mondo’.

commento di Marzia Gandolfi visibile qui:

https://www.mymovies.it/film/1951/untramchesichiamadesiderio/

tres, che con questo altro capolavoro (ottenuto con eMule) saluta tutti gli amici di questo blog: domani sono a fare delle analisi strumentali ci si risente domenica!

One reply to “UN TRAM CHE SI CHIAMA DESIDERIO (Elia Kazan, 1951)

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