Il blog del mulo

Un ultimo tango (German Kral, 2015)

Regia di German Kral. Con Johana Copes, Juan Carlos Copes, María Nieves Rego, Alejandra Gutty, Juan Malizia, Pancho Martínez Pey, Pablo Veron, Ayelén Álvarez Miño

Titolo originale: Un tango más. Genere Documentario, Musical – Argentina, Germania, 2015, durata 85 minuti

Storia d’amore sincopata e ancorata a un paese. L’opera di Kral è metafora della vita e delle sue imprevedibili e infinite combinazioni

Per una coppia l’apprendistato del tango non è meno difficile di quello della vita (in) comune. Troppo vicini, troppo lontani, troppo simbiotici, troppo indipendenti, l’uno fa troppo, l’altro troppo poco, l’uno occupa troppo spazio e invade quello del partner, l’altro fa troppi passi indietro e si lascia portare. I due sono in concorrenza permanente. L’armonia è allora il traguardo da raggiungere e il risultato di un lungo lavoro per tutti ma non per loro, María Nieves e Juan Carlos Copes, incontrati a diciassette anni in una milonga di Buenos Aires e allacciati nel tango per sempre. Perché anche adesso che non si vedono e nemmeno si parlano più, María e Carlos non smettono di essere un miracolo scenico che trama passi e figure fino a farsi espressione di lirismo universale.
Prodotto da Wim Wenders e diretto da German Kral, Un ultimo tango è la testimonianza di un genere musicale, di un ballo, di un uomo e una donna, di una poetica nutrita di sentimenti eterni come la malinconia, la nostalgia, la sensualità, la passione, la rabbia. “Pensiero triste messo in musica” scriveva Borges, il tango è la linea musicale su cui scivola la storia di una coppia che ha danzato con la stessa intensità con cui ha vissuto, che ha contagiato il mondo con un ballo popolare a cui insieme hanno dato dignità di palcoscenico.
Intervistati a turno sulla materia che conoscono e praticano meglio, melting pot di tradizioni americane, africane e europee che si incontrano nel 1880 nelle periferie delle capitali di La Plata, Buenos Aires e Montevideo, María e Carlos ripercorrono vita e carriera in primo piano, inframezzati con la ‘ricostruzione’ coreografica della loro storia, immagini di repertorio e discussioni sulla messa in scena.
Sbilanciato significativamente dalla parte di María, sedotta, accompagnata e abbandonata da Carlos che sposa a Las Vegas nel 1965, Un ultimo tango è metafora della vita e delle sue imprevedibili e infinite combinazioni. Orfana di padre e bimba indigente nell’Argentina degli anni Quaranta, María impara il tango con un manico di scopa e le note ‘suonate’ alla radio. A seguito della sorella, incontra Carlos nel 1947, lui è ancora un principiante impacciato ma lei ne registra i lineamenti con un’occhiata esplicita e udibile come lo scatto di una macchina fotografica. Per Carlos sarà lo stesso. Passa un anno, un anno di pratica e sale fumose, prima che María e Carlos si ritrovino per caso, danzino per azzardo e scoprano per sempre la sintonia perfetta. Da quel momento si innamorano, si scontrano, si lasciano, si feriscono, si rincorrono e si ritrovano proprio come in un tango. Un tango che da copione si tinge di desiderio e gelosia mentre i loro corpi, nelle immagini d’archivio, e quelli dei loro doppi, nella rappresentazione, si compenetrano con prepotenza e morbidezza.
L’afinidad tra María e Carlos come una trance ipnotica incanta lo spettatore travolto dai ritmi languidi e scanditi del tango e da una vicenda sentimentale nata nell’Argentina di Perón, spezzata dagli anni della dittatura militare, (ri)sperimentata nell’America di Reagan ma sempre ritrovata sulla scena e nel nome del tango. Danzare insieme li rende folli ma María e Carlos non sanno fare altro, non possono fare a meno l’uno dell’altra, non riescono a trovare nessuno che possa rimpiazzare l’uno o l’altra. “Se con le altre danzo”, ripete Carlos con riguardo, “con lei posso brillare”. Sopravvissuti all’odio e ai tradimenti della Storia, la coppia non regge al tourbillon emozionale e privato: Carlos si risposa, diventa padre e congeda la partner di una vita, precipitandola nella depressione da cui riemergerà trovando tardi la sua autonomia creativa. Storia d’amore sincopata e ancorata a un Paese, il film-documentario di Kral, che combina finzione e frammenti di realtà, svolge con tensione e languore l’avventura artistica ed esistenziale della coppia faro del tango argentino. Cerimonia misteriosa che si presta più di altri balli ad essere rappresentata al cinema, il tango è soprattutto una danza di sentimenti. Lontana dall’essere movimento neutro e accademico, riflette uno stato emozionale dietro gli abbracci, le sospensioni di peso, gli slanci, gli abbandoni, gli agganci sui fianchi. Impossibile resistere, perché resistergli. María e Carlos si concedono un ultimo tango che procedendo in senso antiorario, risale la pista, due vite, due opposte individualità compatibili e inconciliabili ma irriducibilmente avvinte.

Recensione di Marzia Gandolfi: https://www.mymovies.it/film/2015/unultimotango/

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