Il blog del mulo

Una storia sbagliata (Gianluca Maria Tavarelli, 2015)

Regia di Gianluca Maria Tavarelli. Con Isabella Ragonese, Francesco Scianna, Mehdi Dehbi, Stefania Orsola Garello, Nello Mascia

Genere Drammatico – Italia, 2015, durata 109 minuti

Una straordinaria sensibilità di scrittura per un film dai temi forti che non fa concessioni alla retorica

Stefania e Roberto vivono una storia d’amore coniugale serena fino a quando le continue ripartenze di lui per missioni militari all’estero non iniziano ad incrinarla. Ora Stefania, infermiera pediatrica, decide di recarsi in Iraq con una missione umanitaria. Lo scopo dell’equipe medica è quello di intervenire su bambini affetti dal labbro leporino sollevandoli così dallo stato di pesante emarginazione in cui le loro comunità li hanno relegati. Quello di Stefania è però soprattutto un altro: trovare chi ha aiutato un kamikaze che portato morte e distruzione e, possibilmente, arrivare ai suoi familiari.
“Cos’altro vi serve da queste vite/ora che il cielo al centro le ha colpite/ora che il cielo ai bordi le ha scolpite”. Questi sono alcuni versi della canzone di Fabrizio De André che dà il titolo al film e che possono inquadrare la vicenda. Perché Tavarelli, che torna al cinema dopo una lunga assenza, è un regista che si è sempre occupato di ‘vite’. Anche quando ha fatto e continua a fare fiction televisiva di alto livello come, ad esempio Maria Montessori – Una vita per i bambini o gli episodi de Il giovane Montalbano. Nelle sue opere si avverte sempre una passione e una compassione (nel senso più alto del termine) nei confronti dei propri personaggi. È quanto accade anche in questo caso perché la Stefania di Isabella Ragonese e il Roberto di Francesco Scianna vengono accompagnati nel loro viaggio attraverso la vita con una straordinaria sensibilità di scrittura. Ciò in particolare vale per Stefania a cui la Ragonese offre una variazione di espressioni che vanno dalla luminosa e ritrosa timidezza della scena iniziale alla durezza di alcuni scontri verbali. Il montaggio in alternanza tra passato e presente consente non solo di spiegare sentimenti o decisioni dell’oggi ma presenta tutti i chiaroscuri di una vita di coppia in cui uno dei due coniugi si trova sempre più solo senza che l’altro ne sia davvero colpevole. La solitudine è uno dei temi forti del film e quelle auto che si muovono nello spazio desertico diventano segni del bisogno di trovare una ragione per ritrovare almeno se stessi.
Non è un film che fa concessioni alla retorica quello di Tavarelli: gli scontri tra Stefania e la sua guida e interprete irachena non solo mettono in luce la difficoltà di capirsi tra culture ma non fanno sconti né all’una né all’altro degli interlocutori in una ricerca motivata da una molteplicità di pulsioni al cui centro si trova (qui risiede l’ulteriore elemento di originalità) una donna. Non però una donna soldato ma, in modo molto più originale, semplicemente una moglie a cui Ragonese offre anche un corpo che muta, con un profilo che diviene sempre più affilato. Come una vita scolpita ai bordi.

Recensione di Giancarlo Zappoli: https://www.mymovies.it/film/2015/unastoriasbagliata/

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