Il blog del mulo

Wonder woman (Patty Jenkins, 2017)

Regia di Patty Jenkins. Con Gal Gadot, Chris Pine, Connie Nielsen, Robin Wright, Danny Huston, David Thewlis, Saïd Taghmaoui, Ewen Bremner, Lucy Davis, Elena Anaya, Dino Fazzani, Kaveh Khatiri, Doutzen Kroes, Samantha Jo, Lisa Loven Kongsli, Florence Kasumba

Titolo originale Wonder Woman. Azione, durata 141 min. – USA 2017

Un film-prologo che introduce Diana Prince e la sua mitologia, ma per vedere Wonder Woman occorrerà aspettare

Diana è l’unica figlia della regina delle Amazzoni, Ippolita. Cresciuta nell’isola paradisiaca offerta al suo popolo da Zeus, sogna di diventare una grande guerriera e si fa addestrare dalla più forte delle Amazzoni, la zia Antiope. Ma la forza di Diana, e il suo potere, superano di gran lunga quelli delle compagne. Il giorno in cui un aereo militare precipita nel loro mare e la giovane, ormai adulta, salva dall’annegamento il maggiore Steve Trevor, nulla e nessuno riuscirà ad impedirle di partire con lui per il fronte, dov’è determinata a sconfiggere Ares e a porre così fine per sempre alla guerra.
Il film diretto da Patty Jenkins trasporta l’azione – che nel fumetto e nelle prima stagione televisiva era ambientata in piena Seconda Guerra Mondiale – verso la fine della Grande Guerra, quella di trincea, dove il combattimento è opportunamente corpo a corpo, ma non fa grande differenza, perché il piano del generale Ludendorff e della Dottoressa Maru, la strega delle bombe chimiche, è già un piano nazista, un progetto di sterminio su larga scala. In questo contesto, Wonder Woman è però ancora di là da venire, non se ne pronuncia il nome e ci si guarda bene dall’associarla alla bandiera a stelle e strisce (l’America resta sconosciuta, “cara” soltanto in quanto patria di Steve), sembra di stare piuttosto dentro Allied, con i due amanti sotto copertura, tra gala ad alto rischio e paesi di campagna ridotti in macerie.
Gli sceneggiatori del cinecomic ci chiedono questa volta qualcosa in più di un paziente ritorno alle origini e al recupero del mito (per ribadire il quale alcune scene sull’isola delle Amazzoni attingono a piene mani dall’addestramento di Achille in Troy): la richiesta, più ardita, è quella di adottare, in qualche modo, l’estrema ingenuità di cui è portatrice il personaggio di Diana e che la allontana diametralmente dal ricordo dell’icona Lynda Carter (che, con le sue smorfie e quel gioco di occhiali, stava se mai più dalle parte della maestrina che dell’allieva senza appigli).
La Wonder Woman di Gal Gadot è una specie di Don Chisciotte, come racconta l’immagine di lei per le strade di Londra in cappotto lancia e scudo, spaesata tra i comuni cittadini, che non condividono la sua visione dell’universo, imbottita delle figure mitologiche con le quali è stata cresciuta e protetta dalla verità e dalla banalità del mondo. Ma non è facile aspettare senza sbuffare che arrivi la sua tardiva presa di coscienza e, con essa, la consapevolezza che la guerra non è un gioco e la vera forza è nell’amore… Il film ci intrattiene ma ci mette anche a dura a prova, riducendo le avventure della più amata delle supereroine femminili ad un romance tra ragazzi (“Aveva ragione mia mamma…”), dove c’è spazio per lo humour malizioso sugli attributi maschili (l’orologio, s’intende) e per le sequenze al ralenti targate Zack Snyder (produttore e patron dell’operazione) ma non c’è ancora posto per ammirare il personaggio nel pieno della sua fioritura e della sua indipendenza.
Per vedere Wonder Woman, insomma, occorrerà attendere il capitolo francese, attraversando, nel frattempo, questo lungo prologo come una terra di nessuno, anche stilisticamente variabile e incerta.

Recensione di Marianna Cappi: https://www.mymovies.it/film/2017/wonderwoman/

One reply to “Wonder woman (Patty Jenkins, 2017)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

close-alt close collapse comment ellipsis expand gallery heart lock menu next pinned previous reply search share star